I degenti dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Palidoro hanno festeggiato la vigilia dell’Epifania con Papa Francesco, che a sorpresa ha visitato la struttura, voluta da Paolo VI.
La campagna diocesana a sostegno dell’8xmille
È iniziata la campagna targata “Sovvenire” in tutte le parrocchie della diocesi di Roma, a sostegno della firma dell’8xmille a favore della Chiesa Cattolica. Volutamente prima della chiusura dei termini per la consegna della dichiarazione dei redditi, in modo da invitare quanti non lo avessero ancora fatto a firmare l’apposito modulo.
La campagna si articola in due momenti: il primo, tra aprile e maggio, prevede la lettura di messaggi informativi durante le Messe domenicali; il secondo si terrà invece tra maggio e luglio, e prevede la distribuzione di materiale promozionale nelle parrocchie.
“L’importanza dell’8xmille alla Chiesa Cattolica” è il tema della campagna, rivolta «ad informare i fedeli attraverso quattro brevi messaggi, che vengono condivisi al termine delle Messe», spiega Lisa Manfrè, incaricata del Sovvenire della diocesi di Roma. «Abbiamo ideato una campagna – aggiunge – che possa offrire dei contenuti semplici ma efficaci attraverso i quali ricordare alle persone come vengono impiegati i fondi 8xmille».
Sulle pagine Facebook e Instagram del Sovvenire diocesano le parrocchie possono condividere foto e video della campagna di promozione effettuata nella propria comunità.
27 aprile 2022
La campagna Caritas #NoiSiamoTerra
La Caritas diocesana di Roma propone per il nuovo anno pastorale la nuova campagna di solidarietà internazionale #NoiSiamoTerra – un solo mondo, un progetto comune, accogliendo l’invito di Papa Francesco ad «assumere il compito di avere cura del creato con piccole azioni quotidiane (…) che l’educazione sia capace di motivarle fino a dar forma ad uno stile di vita. (Laudato Si’ 211)».
Le ampie diseguaglianze ambientali, gestionali, sociali, economiche e sanitarie in diverse aree del mondo e del nostro Paese amplificano gli effetti negativi dei cambiamenti climatici e rendono non più rimandabile l’adozione di soluzioni concrete per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ormai chiaramente delineati a livello internazionale.
La campagna svilupperà, informano dalla Caritas di Roma, il tema della “cura della Casa Comune”, esplorato nella complessità delle interconnessioni con i nostri stili di vita, con il tema della migrazione umana, del diritto al futuro delle nuove generazioni e della costruzione di un mondo di pace, promuovendo eventi di formazione ed informazione ed attività di animazione del territorio grazie alle quali sostenere, con piccole raccolte fondi, tre progetti di sviluppo legati alla Salvaguardia del Creato in diversi contesti esteri.
Tra i progetti che verranno promossi, ci sono l’installazione di un sistema Biogas per la Familia Takatifu con la parrocchia di Rumuruti in Kenya; la creazione di serre e piantagioni in Pakistan in collaborazione con la Caritas di Lahore; l’incremento delle coltivazioni biologiche comunitarie in Thailandia con la Suratthani Catholic Foundation.
3 settembre 2019
La Bibbia ebraica, via per «far tornare la Parola di Dio nel tempo»
«Ascoltiamo tanti maestri ma non Dio. Perché? Occorre far tornare la Parola di Dio nel tempo». Rispondendo a una domanda, il vescovo Daniele Libanori ha spiegato il senso del ciclo di incontri ebraico-cristiani “Comprendere il tempo alla luce della Bibbia ebraica”, di cui è fra gli ideatori. Come ha spiegato lui stesso, era un sogno che aveva da bambino, fin da quando abitava nella sua Ferrara vicino al ghetto. Con lui, il rabbino capo di Roma, rav Riccardo di Segni, protagonista del primo incontro, ieri, 7 novembre, al Centro Ebraico Italiano “Il Pitigliani”, insieme al vescovo Ambrogio Spreafico, membro del dicastero per il Dialogo interreligioso, introdotti da monsignor Marco Gnavi, incaricato dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, oltre che parroco di Santa Maria in Trastevere.
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La Betlemme di Roma
La devozione alla Beata Vergine Maria trova nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore uno scrigno regale di singolare bellezza. Seppur circondata oramai da imponenti edifici, la più famosa Basilica romana dedicata a Maria, assume così tutto il tono di quella che è stata la vita nascosta ma incisiva di questa meravigliosa creatura: nel silenzio della sua umiltà sapiente, custodiva nel grembo il Figlio di Dio. È proprio la definizione dogmatica di Theotòkos, Madre di Dio, avvenuta nel Concilio di Efeso del 431 d. C. che spinse papa Sisto III ad erigere questa splendida Basilica. Ora, come ogni corona preziosa, anche Santa Maria Maggiore vede incastonate in sé gemme e diamanti di pari rarità e magnificenza, tuttavia, in questo tempo, ci soffermeremo solamente su alcune di queste bellezze che meglio ci aiutano a camminare su quel tragitto che, illuminato dalle profezie veterotestamentarie, ci accompagna alla grotta di Betlemme dove ogni promessa del Padre, diviene un sì (cfr. 2Cor 1,20)
È proprio del tempo di Sisto III lo splendido arco trionfale che si incontra alla fine della navata centrale. Questo si compone di quattro registri, contenenti scene della vita di Gesù e di Maria. In alto da sinistra vediamo l’Annunciazione, in cui Maria è rappresentata vestita come una principessa romana, l’annuncio a Giuseppe, l’adorazione dei Magi e la strage degli innocenti. In alto da destra, la presentazione al Tempio, la fuga in Egitto con l’incontro della Sacra Famiglia con Afrodisio, governatore della città di Sotine e infine, i Magi al cospetto di Erode. Ai piedi dell’arco le due città di Betlemme a sinistra, e Gerusalemme a destra. Se Betlemme è il luogo dove Gesù nasce e dove avviene la sua prima Epifania, Gerusalemme è la città dove Egli muore e risorge. Questo Bambino nasce per uno scopo, la nostra Salvezza che passerà per la Croce. Sembra proprio a questa sua missione salvifica che alluda il reliquiario in cristallo della Culla di Gesù, realizzato dal Valadier, che si trova precisamente nella Confessione, sotto l’altare e che ci permette di entrare nel clima della grotta di Betlemme con stupore e trepidazione. Su di esso, il bambino Gesù, giacente sulla mangiatoia indica verso l’alto, indica l’altare: come Gesù fu adagiato su quella culla, di cui abbiamo il privilegio di essere custodi, allo stesso modo, il Suo Corpo è adagiato sull’altare ogni qualvolta che viene celebrata la Santa Messa.
Tuttavia, seppur già nel sontuoso arco trionfale, il fedele sia pienamente immerso nel mistero della vita di Gesù e di Maria, è solo nel catino absidale che si entra pienamente nel cuore della fede mariana della Chiesa. La decorazione musiva dell’abside, voluta da Niccolò IV e affidata a Jacopo Torriti, prevede ancora gli episodi più importanti della vita di Maria e dell’infanzia di Gesù. Ci soffermeremo qui in particolare sulla scena della Natività, ispirata al celebre presepe di Arnolfo di Cambio anch’esso realizzato per la Basilica e ad oggi visibile nel museo della stessa.
Il cuore della scena è costituito da Maria con il Bambino in fasce, che emergono dalla voragine oscura della montagna. Quest’ultima ha forma triangolare e si staglia sullo sfondo color oro, entrambi questi elementi alludono al mondo divino che si manifesta nella storia. L’oscurità della voragine, emblema dell’oscurità del mondo senza Dio, è illuminata dal bianco giaciglio finemente ricamato, su cui è adagiata la Vergine Maria. Ella indossa vesti regali, perché è Madre del Re dei re; il blu scuro del manto pone in evidenza tre stelle dorate, due sulle spalle e una sulla testa, esse alludono alla perpetua Verginità di Maria prima, durante e dopo il parto. La Madre depone il Bambino, avvolto in fasce, nella mangiatoia, che ha la forma di una tomba marmorea. Sul capo del Bambino un’aureola crucisignata ci ricorda che Egli è il Figlio di Dio e che è venuto a salvarci.
Le fasce, la mangiatoia e la croce sono tre simboli che prefigurano il sacrificio sul Calvario. La mangiatoia, che è inserita in un tempio, e la stella, che splende sopra la montagna, sono simboli che sottolineano l’origine divina di Gesù: Egli, pur essendo vero uomo, non smette di essere vero Dio. Accanto al Bambino, vediamo l’asino e il bue, questi due animali vengono citati dal profeta Isaia: “Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende” (Is 1,3), e diventano profezia della futura incredulità del popolo d’Israele. Ai piedi della grotta, è raffigurato l’anziano San Giuseppe, seduto e con il capo rivolto verso la Natività, egli contempla il Mistero, offrendosi quale umile servitore della Madre e del Figlio di Dio. Dietro la montagna, a sinistra, gli angeli adorano stupiti, mentre dal lato opposto, un angelo del Signore si presenta ai pastori con un cartiglio sul quale è scritto: Natus est vobis Salvator (Lc 2, 10-11).
La Solennità del Natale vede la nascita del Salvatore! Sia il nostro cuore aperto e pronto nella preghiera come Maria, nella disponibilità come Giuseppe, nel desiderio come i Pastori, nella lode come gli angeli! Accogliamo il Dio altissimo che si fa bambino perché nessun uomo abbia paura di Lui e apprendiamo da Maria che, seppur giovane e in età da marito, non ha avuto paura a lasciare che i piani di Dio sostituissero i suoi, sicura che i piani del Padre sono sempre più grandi: infatti, da quel suo sì nascosto e fiducioso, la storia cambiò per sempre.
A cura delle Missionarie della Divina Rivelazione
La benedizione dei Bambinelli in forma “diffusa”
«Era il 1969, cinquanta anni fa, quando Papa Paolo VI per la prima volta benedisse il Bambino Gesù portato in piazza San Pietro dalle famiglie e dai bambini di Roma. Era un momento significativo, bellissimo, che invitava tutti a riscoprire il fatto che Gesù abita nelle nostre case. Quest’anno è un po’ particolare, ma il senso profondo del momento che vivremo domenica 13, quando Papa Francesco benedirà i bambinelli, con poche persone in piazza ma tanti davanti allo schermo, il significato di questo evento rimarrà lo stesso: è sempre il Signore Gesù che ci viene a trovare…. Anche quest’anno il Signore viene a visitarci, a ridarci quel coraggio e quella speranza di cui abbiamo tanto bisogno». Sono le parole del vicegerente monsignor Gianpiero Palmieri, che annuncia così l’evento di domenica prossima, 13 dicembre. La tradizionale benedizione dei Bambinelli avverrà non, come di consueto, in piazza San Pietro, ma sarà diffusa, nelle parrocchie e nelle case, attraverso la rete.
Il Centro oratori romani, che da decenni organizza e promuove questo appuntamento, ha immaginato e promosso una forma “diffusa” dell’evento nella città invitando parroci ed oratori a celebrare nelle proprie comunità l’appuntamento di domenica. Saranno così gli animatori, i catechisti, i ragazzi e le loro famiglie ad animare le celebrazioni domenicali portando da casa le statuine di Gesù Bambino. A piazza San Pietro, che per oltre 50 anni ha ospitato l’appuntamento con migliaia di ragazzi e animatori, sarà comunque presente una rappresentanza dell’associazione laicale. A partire dalle ore 11.15 sarà anche possibile seguire sulla pagina Facebook del Centro oratori romani l’evento con collegamenti da Piazza San Pietro e da alcuni oratori della città.
«La Benedizione dei Bambinelli da sempre ha il compito di ricordare ai bambini e ai ragazzi, alle loro famiglie e in un certo senso alla città – sottolinea il presidente del Cor David Lo Bascio, in un suo messaggio agli oratori romani – che la vera gioia viene dal riconoscere che Gesù nasce ogni volta, di nuovo, nelle nostre vite. Oggi, nel momento in cui sperimentiamo tutta la fatica, la tristezza e talvolta il dolore che la pandemia ha generato, questa verità appare ancora più limpida e necessaria: così questo Natale “disadorno” può renderci capaci di meglio metterla a fuoco. Al Papa portiamo questi sentimenti».
11 dicembre 2020
La benedizione dei Bambinelli con il Centro oratori romani
Torna il tradizionale appuntamento dell’Avvento con la benedizione dei Bambinelli, incontro che nella Domenica Gaudete, cioè domenica prossima, 12 dicembre, con il coordinamento del Centro oratori romani, raduna oratori, famiglie, catechisti e animatori in piazza San Pietro per partecipare all’Angelus di Papa Francesco e ricevere la benedizione delle statuine del Bambino Gesù che verranno riposte nei presepi.
Il tema scelto per l’edizione di quest’anno è “Camminiamo insieme verso Betlemme”. La Messa delle 10, presieduta dal nuovo arciprete della basilica di San Pietro, il cardinale Mauro Gambetti, sarà riservata a una rappresentanza di bambini delle parrocchie partecipanti, mentre sarà possibile una presenza più numerosa in piazza a partire dalle 11.15, dove bambini, ragazzi e catechisti verranno accolti da un momento di animazione e di festa in attesa dell’Angelus del pontefice.
Per i dettagli e la necessaria iscrizione è possibile contattare la segreteria del Cor al numero 06.69886406.
7 dicembre 2021
La bellezza e la forza della liturgia: intervista a padre Midili
Con l’intento di essere compreso da ciascun fedele, perché «desidero raggiungere tutti», Papa Francesco al numero 16 della lettera apostolica sull’attuazione della riforma liturgica Desiderio desideravi – emanata lo scorso 29 giugno – esplicita l’intento di questo nuovo documento: «Invitare tutta la Chiesa a riscoprire, custodire e vivere la verità e la forza della celebrazione cristiana» affinché «la bellezza del celebrare cristiano» non venga «deturpata da una superficiale e riduttiva comprensione del suo valore o, ancor peggio, da una sua strumentalizzazione a servizio di una qualche visione ideologica, qualunque essa sia».
Padre Giuseppe Midili, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano e docente di Liturgia pastorale al Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo, sottolinea come Desiderio desideravi «non è né un manuale né un direttorio, ma piuttosto una meditazione che aiuta a comprendere la bellezza della verità della celebrazione liturgica, della quale tutti i battezzati sono protagonisti», a dire che «la liturgia è opera di tutto il popolo di Dio». Infatti l’icona evangelica richiamata all’inizio del documento – da cui deriva il titolo – è quella dell’Ultima Cena (Lc 22,15), che Gesù tanto desiderò mangiare con i suoi apostoli e della quale, dice ancora il Papa, «l’Eucarestia non è una rappresentazione sacra» ma è, invece, «il luogo dell’incontro con Cristo vivo e Risorto», cui tutti siamo chiamati e invitati, «attratti dal suo infinito desiderio di ristabilire quella comunione con noi, che era e che rimane il progetto originario». Per riscoprire il valore della celebrazione eucaristica e il suo «senso teologico» occorre allora riconoscere che «l’incontro con Dio non è frutto di una individuale ricerca interiore di Lui ma è un evento donato», sono ancora le parole di Francesco, che richiama alla necessità dell’atteggiamento dello «stupore per il mistero pasquale, che si rende presente nella concretezza dei segni sacramentali».
Midili spiega come «il Papa introduce la categoria dello stupore per dire come il rito non debba essere ritualistico e per distinguere il celebrare dal fare cerimonie», manifestando la consapevolezza della Chiesa che «la riforma liturgica non è completa, sebbene molti buoni risultati siano stati raggiunti e laddove si registra comunque un certo entusiasmo da parte del popolo di Dio». Tuttavia «si rilevano anche una certa stanchezza e una fatica nell’organizzazione e nella preparazione della liturgia, in alcuni casi diventata routinaria – sottolinea ancora il direttore dell’Ufficio diocesano –. Da qui l’importanza e il richiamo alla formazione e alla responsabilità dei pastori, che fin dal Concilio Vaticano II con la costituzione “Sacrosanctum Concilium” sono state centrali per la Chiesa e riprese da Paolo VI, passando per Giovanni Paolo II e fino a Benedetto XVI, e ora con Papa Francesco, che con questa sua lettera apostolica ci provoca ancora con più slancio».
A questa esigenza di formazione «alla e dalla liturgia», come scrive il Pontefice in Desiderio desideravi, rispondono i corsi curati dall’Ufficio liturgico diocesano, che per queste attività formative «collabora fin dal 1975 con il Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo», fa sapere Midili, spiegando che «a Roma c’è una lunga tradizione di formazione liturgica». Cinque le proposte in calendario per settembre «affidate a docenti esperti di liturgia e ad alcuni parroci – illustra ancora – e rivolte a presbiteri, diaconi, accoliti, catechisti e ministri straordinari della Comunione». Un primo corso riguarda la musica per la pastorale liturgica e l’animazione della liturgia attraverso il canto, un secondo è relativo alla proclamazione della Parola mentre il terzo è di Liturgia per la pastorale e ha durata triennale. Ancora, un corso relativo all’attuazione dei contenuti teologici nella prassi della celebrazione e infine «stiamo organizzando un corso per spiegare e presentare bene il testo dell’ultima lettera del Papa», conclude Midili.
di Michela Altoviti da Roma Sette
11 luglio 2022
La beatificazione di Papa Luciani
Domenica 4 settembre Giovanni Paolo I sarà proclamato beato. La celebrazione, presieduta da Papa Francesco, si svolgerà in piazza San Pietro alle ore 10.30 e per accedere occorrerà richiedere i biglietti alla Prefettura della Casa Pontificia. In preparazione a questo significativo evento, sabato 3 settembre, alle ore 18.30, nella basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinale vicario Angelo De Donatis presiederà una veglia di preghiera.
«La veglia si svolgerà nella basilica che custodisce la Cattedra del Vescovo di Roma, della quale Giovanni Paolo I prese possesso il 23 settembre 1978», ricorda il prelato segretario generale del Vicariato monsignor Pierangelo Pedretti. Il momento di preghiera sarà animato da canti e letture di brani del magistero di Giovanni Paolo I e per partecipare non saranno necessari biglietti. In coda è possibile scaricare la locandina dell’evento.
Un pontificato breve, quello di Giovanni Paolo I, appena 34 giorni, che tuttavia ha segnato un indirizzo ben preciso nella vita della Chiesa. Perché, come ha spiegato a Roma Sette Stefania Falasca, vicepostulatrice della causa di Albino Luciani e vicepresidente della Fondazione intitolata al prossimo beato, «il suo mandato episcopale coincide con l’applicazione del Concilio». Prima a Vittorio Veneto, poi a Venezia e infine nel suo pontificato. Ma qual è una delle caratteristiche principali di Papa Luciani? «Non è stato una meteora. Ha portato avanti la Chiesa nel solco di una tradizione antica», spiega Falasca. In altre parole, «ha saputo sintetizzare sacro e profano, un modo di trasmettere la fede che lo rende unico, nella fedeltà alla dottrina». Una fede «romana, cioè universale, perché a Roma si esercita il ministero petrino che si esplicita nel custodire la fede e provvedere alla carità, ai poveri che sono il tesoro della Chiesa».

26 agosto 2022
La beatificazione di padre Francesco Maria della Croce Jordan
Sarà beatificato sabato 15 maggio padre Francesco Maria della Croce Jordan, il fondatore dei salvatoriani. La beatificazione avverrà durante la solenne concelebrazione, alle ore 10.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano, che sarà presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis. Il rito di beatificazione avrà luogo prima del Gloria, con la lettura della biografia e del decreto papale, e l’accoglienza delle reliquie.
Johann Baptist Jordan nacque il 16 giugno 1848 a Gurtweil (Germania). All’età di 29 anni, entrò in seminario e, il 21 luglio 1878, venne ordinato sacerdote. Fu mandato a Roma per studiare le lingue orientali, e, successivamente, nel centro di studio dei Maroniti ad Ain Warqa (Libano).
Mentre si trovava in Terra Santa, fu ispirato a fondare un’opera completamente dedita alla diffusione della fede. Così, l’8 dicembre 1881, nella cappella di S. Brigida, in Roma, diede inizio alla Società del Divin Salvatore (Salvatoriani). Sette anni dopo, l’8 dicembre 1888, fondò a Tivoli, in collaborazione con la Beata Maria degli Apostoli (al secolo: Teresa von Wüllenweber), la Congregazione delle Suore del Divin Salvatore (Salvatoriane).
Il 13 dicembre 1893, la Congregazione di Propaganda Fide affidò ai Salvatoriani la Prefettura apostolica della missione di Assam in India. Nel primo Capitolo Generale della Società del Divin Salvatore, nel 1902, il Venerabile Servo di Dio fu eletto Superiore generale a vita. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale si trasferì a Friburgo (Svizzera). Morì l’8 settembre 1918 a Tafers (Svizzera). Nel 1956 i suoi resti mortali furono traslati a Roma, nella cappella della Casa Generalizia.
13 maggio 2021
La Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio
A cura delle Missionarie della Divina Rivelazione
Alla fine del XIII secolo, il nobile romano Egidio Lufredi fece dono agli agostiniani
di alcune case in Campo Marzio per la costruzione del monastero. Nel 1296 fu
iniziata la costruzione della nuova chiesa, che inglobava l’antica chiesa di san
Trifone; la costruzione venne ultimata nel 1483 grazie al cardinale Guglielmo
d’Estouteville, camerlengo di Papa Sisto IV e protettore dell’Ordine agostiniano.
L’assetto attuale è fu definito dal progetto del Vanvitelli, realizzato nel 1765. Tutta la
chiesa si presenta come un prezioso scrigno contenente tesori di arte e fede, custoditi
da sempre con spirito di servizio dai padri agostiniani.
L’interno della chiesa è a croce latina, presenta tre navate con cinque cappelle per
lato. L’intero ciclo decorativo, che comprende le tre navate, la crociera, la cupola, il
transetto e le cappelle di san Nicola da Tolentino e Santa Monica, fu affidato a fine
Ottocento al pittore Pietro Gagliardi.
Entrando nella navata centrale, al terzo pilastro, si rimane colpiti dal gruppo scultoreo
di sant’Anna, la Vergine ed il Bambino, eseguito da Andrea Contucci, detto il
Sansovino nel 1512. L’opera va considerata insieme all’affresco in alto del profeta
Isaia, realizzato da Raffaello nello stesso anno, in quanto allusive alla duplice
generazione di Cristo, divina e umana. Il profeta tra le mani regge un rotolo con
caratteri ebraici: “Aprite le porte, onde il popolo che crede entri” (Is 26,2). Il gruppo
scultoreo mostra sant’Anna con i piedi su un libro chiuso, mentre si protende verso la
Vergine e il Bambino Gesù che stringe nella destra un uccellino, allusione alla croce.
Il libro chiuso, significa che la Persona di Cristo supera la Scrittura.
Sull’altare maggiore è posta un’icona, datata al XIV secolo, della Madonna
Odighitria, la Vergine indica la Via da seguire nel Bambino Gesù tra le sue braccia.
La cappella del transetto destro è dedicata a Sant’Agostino, la pala d’altare con
Sant'Agostino tra i Santi Giovanni Battista e Paolo eremita è opera del Guercino
(1591-1666), mentre le due tele ai lati sono del Lanfranco (1580-1647): a sinistra
Sant’Agostino accoglie il Signore sotto le sembianze di un pellegrino e a destra,
Agostino che sconfigge le eresie. Il tema della cappella rimanda al carisma
dell’Ordine agostiniano: un’intensa vita di preghiera, silenzio e studio, genera la
carità verso il prossimo e l’amore per la Verità, che si sostanzia nel custodire e
difendere la fede cattolica.
La cappella, che si trova nel transetto sinistro, è dedicata a Santa Monica, la mamma
di Sant’Agostino. In un’urna di marmo verde, posta sotto l’altare e risalente al XVIII
secolo, riposano i resti del corpo della santa, che morì ad Ostia nel 387, mentre era in
attesa di imbarcarsi per l’Africa con il figlio Agostino, convertito grazie a
Sant’Ambrogio e deciso a seguire la vita monastica.
Il corpo di Monica fu sepolto nella Chiesa di Sant’Aurea ad Ostia e poi nel XV
secolo arrivò a Roma.
Sull’altare la splendida pala di fine XVIII secolo di Giovanni Gottardi, rappresenta la
Madonna della Consolazione o della cintola. Si vede rappresentata la Vergine Maria
con il Bambino Gesù che donano rispettivamente una cintura ad Agostino e a
Monica. La tradizione attesta che Monica, rimasta vedova di suo marito Patrizio,
chiese alla Vergine di voler vestire come lei, dopo la morte di San Giuseppe. In una
visione le fu mostrato l’abito nero e la cintura di cuoio, con la promessa che quanti si
fossero vestiti in tal modo, avrebbero ricevuto protezione e consolazione. Ancora
oggi, gli agostiniani vestono l’ampia tunica nera stretta ai fianchi da una lunga cintura
di cuoio.
Nella piccola cappella a sinistra, dedicata ai Santi Agostino e Guglielmo, troviamo un
intero ciclo pittorico realizzato dal Lanfranco nel 1612. Desta meraviglia la finta
cupola con l’Assunzione della Vergine. Nella pala d’altare sono rappresentati i santi
Agostino e Guglielmo che contemplano l’incoronazione della Vergine, mentre su un
lato si vede Agostino che medita il mistero trinitario. Il dipinto mostra Agostino che
parla con un bambino in riva al mare, mentre sulle nubi appare la Trinità. Viene
rappresentato l’episodio in cui l’anziano vescovo vide un bimbo, che con una
conchiglia voleva travasare tutta l’acqua del mare dentro la buca che aveva scavato
nella sabbia. Agostino, attonito cercò allora di spiegargli che era impossibile. A quel
punto, il Bambino gli rispose che, anche lui, faceva lo stesso, tutte le volte che aveva
la pretesa di voler spiegare il mistero Trinitario.
Sulla sinistra, all’ingresso, si staglia maestosa la Madonna del Parto di Jacopo
Sansovino, una statua in marmo realizzata nel 1521, che oltre ad essere un’opera
d’arte, è anche venerata come icona miracolosa. Il primo miracolo avvenne nel 1820,
quando il romano Leonardo Bracci, fece accendere una lampada da far ardere notte e
giorno dinanzi alla statua, per chiedere la grazia della vita della moglie e del figlio,
messi a repentaglio da una gravidanza difficile.
La figura della Vergine ricorda un’antica scultura romana: il collo lungo e tornito e il
profilo classico, saranno l’ispirazione per la Madonna dei Pellegrini del Caravaggio,
la pala d’altare che realizzò nel 1606 per la cappella della Madonna di Loreto a pochi
metri sulla sinistra. Caravaggio rappresenta lo scalone della casa di Nazaret a Loreto,
sul quale si posa leggiadra sulla punta dei piedi, la Vergine Maria che porge il
Bambino paffuto all’anziana coppia di pellegrini, in abiti miseri, che a piedi nudi,
bussano alla porta della Santa Casa, inginocchiandosi con le mani giunte. Il Bambino
guarda incuriosito l’uomo e la donna estasiati e con la punta del piedino ne sfiora le
dita, mentre vengono alla mente le parole di Sant’Agostino nelle sue Confessioni: “Ti
ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di
conseguire la tua pace!”. Santa Monica e sant’Agostino pregate per noi.
27 agosto 2021
La basilica dei Santi Apostoli in festa
Quattro giorni di preghiera e celebrazioni nella basilica dei Santi XII Apostoli, in occasione della festa dei santi apostoli Filippo e Giacomo Minore. Dal 30 aprile al 2 maggio ci sarà il triduo di preparazione: alle ore 18 è prevista la recita del Rosario e l’esposizione delle reliquie dei santi apostoli; alle 18.30 la Messa verrà presieduta da padre Silvestro Bejan.
Il 2 maggio, inoltre, alle 17.30 la basilica affidata ai Frati Minori Conventuali ospiterà un incontro dedicato alla poesia. Venerdì 3 maggio le celebrazioni inizieranno alle 7.30 con la Messa; alle 18 il Rosario per la pace e alle 18.30 la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Vittorio Francesco Viola, segretario del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Animerà le liturgie il Coro della Cappella Musicale Costantiniana dei Santi Apostoli.
22 aprile 2024



















