9 Luglio 2026

Le ordinazioni dei nuovi vescovi ausiliari

Foto di Cristian Gennari

Saranno ordinati mercoledì 29 giugno nella basilica di San Giovanni in Laterano, alle ore 17.30, i tre nuovi vescovi ausiliari per la diocesi di Roma. Si tratta di don Riccardo Lamba, che sarà ausiliare del settore Est e titolare della sede di Medeli; don Baldassare Reina, ausiliare del settore Ovest nonché delegato per i Seminari e le Vocazioni e titolare della sede di Acque di Mauritania; e don Daniele Salera, ausiliare del settore Nord e titolare della sede di Tituli di Proconsolare. Celebrerà il cardinale vicario Angelo De Donatis. Conconsacranti saranno il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino, e il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo emerito di Agrigento. La liturgia verrà trasmessa in diretta televisiva su Telepace (canale 73) e in streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma.

I tre nuovi vescovi sono stati nominati da Papa Francesco il 27 maggio scorso. Don Riccardo Lamba è stato parroco di San Ponziano a partire dal 2018; don Baldassare è originario di Agrigento e prestava servizio presso la Congregazione per il clero; mentre don Daniele Salera era parroco di San Frumenzio ai Prati Fiscali.

10 giugno 2022

Il 28 giugno i Vespri con il cardinale Angelo De Donatis

Un lungo lavoro di ascolto che ha coinvolto parrocchie, comunità religiose, scuole, carceri, ospedali, comunità etniche, ambienti giovanili. Compiuto da una “Chiesa in uscita” con le “armi” della disponibilità e dell’apertura agli altri. È l’itinerario sinodale della diocesi di Roma, che avrà il punto di arrivo ufficiale della prima fase martedì 28 giugno alle ore 19, quando, nella basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinale vicario Angelo De Donatis presiederà la preghiera dei primi Vespri della solennità dei santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, con la partecipazione di una rappresentanza delle parrocchie e delle altre realtà ecclesiali della Chiesa di Roma. La celebrazione sarà trasmessa in diretta su Telepace e in streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma.

Ad annunciarlo è una lettera del prelato segretario del Vicariato, monsignor Pierangelo Pedretti. «Alla luce del percorso ecclesiale sinora svolto, in quest’occasione – scrive il sacerdote – consegnerà alla comunità diocesana la sintesi del cammino sinodale della diocesi di Roma recentemente presentata alla Conferenza Episcopale Italiana e alcuni suggerimenti per continuare il cammino di ascolto».

Sì, perché se la prima fase dell’itinerario voluto dal Papa e compiuto dalla diocesi in comunione con le altre Chiese locali si è esaurita, le comunità parrocchiali e le altre realtà ecclesiali della diocesi sono invitate a proseguire in questo stile dell’ascolto sinodale affinché possa restare come segno permanente di un impegno al servizio degli altri, non solo dei fedeli ma di tutta la città.

da Roma Sette

13 giugno 2022

Nella basilica di San Clemente Primo Papa e Martire a Velletri concelebra la Messa in occasione dell’ingresso in diocesi del vescovo monsignor Stefano Russo

Nella basilica di San Clemente Primo Papa e Martire a Velletri concelebra la Messa in occasione dell’ingresso in diocesi del vescovo monsignor Stefano Russo.

Il Papa alle famiglie: «Condividete la gioia di questa chiamata»

Foto Gennari/diocesidiroma

Papa Francesco saluta tutte le famiglie che hanno partecipato al X Incontro Mondiale delle Famiglie ribadendone la bellezza, la necessità di difenderle «dai veleni dell’egoismo, dell’individualismo, dalla cultura dell’indifferenza e dello scarto», ma soprattutto incoraggiandole «a riprendere con decisione il cammino dell’amore familiare, condividendo con tutti i membri la gioia di questa chiamata». Una gioia palpabile in piazza San Pietro, dove sabato 25 giugno, è stata celebrata la Messa alla presenza di famiglie provenienti da tutto il mondo, come testimoniato dalle tante bandiere che hanno colorato la piazza. Tra loro gli oltre duemila delegati delle Conferenze episcopali che hanno preso parte ai lavori del Congresso teologico-pastorale. Coppie di giovani con bambini piccolissimi e di nonni con al seguito nipoti di tutte le età che sembravano formare un’unica grande famiglia stretta nell’abbraccio del colonnato del Bernini. Una famiglia che è Chiesa. «La Chiesa, infatti, è nata da una Famiglia, quella di Nazaret – ha ricordato il vescovo di Roma –, ed è fatta principalmente di famiglie». Prima della celebrazione, presieduta dal cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la famiglia e la vita, Francesco ha attraversato la piazza in papamobile sulla quale c’erano anche alcuni bambini.

Alle famiglie che in questi giorni hanno meditato il tema dell’Incontro, “L’amore familiare: vocazione e via di santità”, Bergoglio ha chiesto di vivere questo amore in modo «sempre aperto, estroverso, capace di “toccare” i più deboli e i feriti che si incontrano lungo la strada: fragili nel corpo e fragili nell’anima. L’amore, infatti, anche quello familiare, si purifica e si rafforza quando viene donato», ha sottolineato il Papa che ha tenuto l’omelia.

Grazie alle dirette streaming e televisive il X Incontro Mondiale delle Famiglie – che conclude l’Anno Famiglia Amoris laetitia –, è stato vissuto in ogni angolo della Terra nella sua inedita formula multicentrica e diffusa, dando vita a «una sorta di immensa costellazione» che ha un ricco bagaglio «di esperienze, di propositi, di sogni» ma anche di «preoccupazioni e di incertezze». Rifacendosi alle letture proposte dalla liturgia, il Papa ha parlato della libertà «uno dei beni più apprezzati e ricercati dall’uomo moderno e contemporaneo», che però manca «della libertà interiore». Ha riflettuto che chi si sposa e decide di fare figli fa la scelta «coraggiosa» di mettere la propria libertà a servizio del coniuge. Ha ribadito che oggi scommettere sull’amore familiare è un atto «coraggioso» che bisogna compiere con l’aiuto dei genitori che «devono spingere i figli a volare fuori dal nido». E nei momenti difficili, di crisi, che inevitabilmente ci saranno «non tornare a casa da mamma e papà – ha affermato a braccio Bergoglio – ma riscoprite l’amore».

«Così si vive la libertà in famiglia – le parole di Francesco –. Non ci sono “pianeti” o “satelliti” che viaggiano ognuno sulla propria orbita. La famiglia è il luogo dell’incontro, della condivisione, dell’uscire da sé stessi per accogliere l’altro e stargli vicino. È il primo luogo dove si impara ad amare».
Il vescovo di Roma ha elargito consigli ai genitori che cercano di preservare i figli da ogni pericolo e dolore e che temono l’odierna società «dove tutto sembra caotico e precario». Un comportamento iperprotettivo che «a volte finisce persino per bloccare il desiderio di mettere al mondo nuove vite». Il suggerimento è quello di non tarpare le ali ai figli, di non preservarli «da ogni minimo disagio e sofferenza, ma cercare di trasmettere loro la passione per la vita, di accendere in essi il desiderio di trovare la loro vocazione e di abbracciare la missione grande che Dio ha pensato per loro. Se aiutate i figli a scoprire e ad accogliere la loro vocazione, vedrete che essi saranno “afferrati” da questa missione e avranno la forza di affrontare e superare le difficoltà della vita». Una forza che potranno attingere anche seguendo la testimonianza dei genitori che vivono «il matrimonio e la famiglia come una missione, con fedeltà e pazienza, nonostante le difficoltà, i momenti tristi e le prove».

Gli stessi genitori accogliendo la chiamata al matrimonio hanno «lasciato il “nido”» intraprendendo un cammino ignoto «con situazioni sempre nuove, eventi inaspettati, sorprese». Hanno accolto la chiamata di Dio e sono quindi invitate a «non rimpiangere la vita di prima, la libertà di prima, con le sue ingannevoli illusioni – le parole del Papa – la vita si fossilizza quando non accoglie la novità della chiamata di Dio rimpiangendo il passato».

Al termine della celebrazione – che ha visto tra i concelebranti 15 cardinali, tra cui il vicario per la diocesi di Roma Angelo De Donatis, 140 vescovi, tra cui l’ausiliare Dario Gervasi, delegato per la pastorale familiare nella diocesi di Roma, e 271 sacerdoti – è stato consegnato e letto il testo dell’Invio Missionario delle Famiglie firmato da Francesco. «Siate il seme di un mondo più fraterno – scrive tra l’altro il Papa –. Siate famiglie dal cuore grande, siate il volto accogliente della Chiesa». Prima della benedizione il cardinal Farrell, volgendo un saluto, ha spiegato che il dicastero sta lavorando con le Conferenze episcopali e le diocesi per aiutarle a rispondere alla chiamata del Papa ad evangelizzare le famiglie e ad evangelizzare con le famiglie. «C’è ancora tanto lavoro da fare – ha ammesso –, ma dopo questo incontro nel nostro cuore ci sono fiducia e un rinnovato entusiasmo. Le famiglie, con la loro vocazione specifica alla santità, sono davvero il volto più bello della Chiesa e possono contribuire in maniera unica ad evangelizzare il mondo con la loro capacità di testimoniare l’amore, la fortezza nelle difficoltà e la perseveranza nell’abbandono fiducioso a Dio». Ha quindi annunciato che il prossimo raduno delle famiglie con Papa Francesco sarà il “Giubileo delle Famiglie” che si celebrerà a Roma in occasione del Giubileo del 2025, mentre l’XI Incontro Mondiale delle Famiglie si svolgerà nel 2028. Infine, è stata diffusa la preghiera ufficiale per il X Incontro Mondiale delle Famiglie. Il testo dell’Invio missionario e la preghiera, stampati in migliaia di copie, saranno distribuiti ai fedeli anche durante la recita dell’Angelus di domenica 26.

di Roberta Pumpo

25 giugno 2022

Non solo i Beltrame Quattrocchi: in un libro le storie degli sposi santi

L’amore come via di santità è il tema attorno al quale si è snodata l’ultima mattina di Congresso teologico pastorale, che ha visto riuniti nell’Aula Paolo VI oltre duemila delegati da 120 Conferenze episcopali di tutto il mondo. Sul palco il reliquiario dei coniugi beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, patroni del X Incontro mondiale. Accanto alla teca di vetro ha preso la parola il nipote della coppia, Francesco Beltrame Quattrocchi, docente universitario, adottato dall’ultimogenita dei coniugi beati, Enrichetta, dichiarata venerabile da Papa Francesco lo scorso anno.

«Non ho avuto modo di incontrare personalmente Luigi – ha esordito –, perché deceduto nel 1951, poco meno di due anni prima della mia nascita, ma posso affermare di avere avuto il privilegio e il dono di essere stato sostanzialmente testimone oculare dell’approccio alla vita di Luigi e Maria e delle loro opere attraverso diversi decenni, proprio perché ho avuto modo di osservarli direttamente. Sento così su di me il dovere di aprire al mondo questo dono, uno fra i tantissimi ricevuti». Francesco Beltrame Quattrocchi ha ripercorso poi la vita dei due zii beati, «due persone normali che hanno costruito una famiglia assolutamente normale», eppure a loro modo capaci di trasformarsi, «illuminati dalla grazia di Gesù», in una «cellula viva e generatrice di messaggi e azioni, capace di ascolto e di farsi ascoltare». Luigi e Maria «sono riusciti a svolgere azioni ordinarie in modo straordinario, in tempi a volte assai complessi, quali quelli delle due guerre mondiali, che pure li hanno visti protagonisti attivi, soprattutto attraverso le azioni dei figli», ha spiegato ancora Francesco.

Perché i santi in fondo «sono il contrario degli eroi», un santo è «un poveraccio come me, con gli stessi dubbi, paure, debolezze». Parola di Giovanni Scifoni, attore, autore e regista, che cura una serie sul web dedicata al “Santo del giorno”, in cui coinvolge anche la moglie Elisabetta e i tre figli. Sono stati proprio i coniugi Scifoni a presentare il libro “La santità nelle famiglie del mondo”, che durante il X Incontro mondiale è stato regalato ai duemila delegati.

Si scoprono così non solo la storia dei beati Beltrame Quattrocchi, che vissero l’orrore delle due guerre mondiali, ma anche di Louis e Zelie Martin, i genitori di santa Teresina di Lisieux; di Sergio Bernardini e Domenica Bedonni; di Takashi Nagai e Midori Marina, a Nagasaki quando fu sganciata la bomba atomica; di Cyprien e Daphrose, «un uomo e una donna che attraversano tutto l’orrore della guerra civile in Ruanda». Conclude Scifoni: «Vediamo nelle nostre famiglie e in quelle che ci circondano tante guerre e tante storie di dolore. Tutti questi sposi, questi uomini e queste donne coraggiosi, umili, piccoli e fragili, ci dicono che da qualunque distruzione, da qualunque orrore, Dio può creare una santa famiglia di Nazareth».

25 giugno 2022

In piazza San Pietro concelebra la Messa presieduta dal Santo Padre in occasione del X Incontro mondiale delle famiglie

In piazza San Pietro concelebra la Messa presieduta dal Santo Padre in occasione del X Incontro mondiale delle famiglie.

I delegati nelle parrocchie, riflessione e festa

Foto Gennari/diocesidiroma

Dal Vaticano alle periferie di Roma. Nello spirito della Chiesa “in uscita” e del cammino sinodale, l’ascolto e il racconto delle famiglie che si sono date appuntamento nella Capitale per il X Incontro mondiale delle famiglie si è spostato dall’Aula Paolo VI alle prefetture diocesane. Quindici le parrocchie che ieri sera, 24 giugno, hanno ospitato gruppi di delegati per momenti di confronto e di convivialità.

Circa 80 le persone che si sono ritrovate nella parrocchia di San Bonaventura da Bagnoregio, a Torre Spaccata, periferia est, appartenente alla XVI prefettura. Accolti dal parroco don Stefano Cascio i delegati provenienti da Francia, Spagna, Honduras, Mali, ma anche da varie parti d’Italia, hanno raccontato il legame con la parrocchia di appartenenza, l’aiuto trovato nella Chiesa per superare momenti difficili, il motivo che li ha portati a Roma.

L’atmosfera è quella della festa. Poco prima dell’inizio dell’incontro in chiesa i bambini hanno giocato in giardino mentre alcuni laici sistemavano i tavoli e le sedie per la cena e i delegati commentavano i lavori del Congresso teologico pastorale. Gioele, 6 anni, si è addormentato nel primo banco della cappellina riservata all’adorazione perpetua. «È stremato dal viaggio ma è stato proprio lui che ci ha incentivati a venire a Roma» racconta la mamma Antonella. Con il marito Dario e la secondogenita Alisea di 4 anni sono partiti venerdì mattina da Palermo e resteranno a Roma fino a domenica pomeriggio. «Essere qui è una chiamata – prosegue -. Con questo invito Papa Francesco vuole sottolineare che l’amore salverà il mondo. Amore è vita e la vita nasce e cresce in famiglia».

Tra i vari interventi, quello di Gloria e Albert di Pamplona. Sposati da 18 anni, hanno due figli di 13 e 10 anni. Qualche anno fa i genitori di quattro amici della figlia più grande si sono separati e questo li ha portati a riflettere sul loro rapporto. «Per il bene dei nostri figli dovevamo rafforzare la nostra unione – hanno testimoniato -. Dovevamo lavorare per migliorare e superare quegli screzi che ci sono in tutte le famiglie. Abbiamo trovato un ciclo di catechesi di San Giovanni Paolo II che hanno aiutato noi e altre famiglie della parrocchia».

La serata è proseguita con la cena organizzata anche grazie alla collaborazione di una ventina di laici della parrocchia Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo, una delle chiese della XVI prefettura che hanno collaborato per la riuscita dell’incontro. «Questi confronti sono molto importanti – dice Egidio -. La prima cellula della società è la famiglia che però oggi è molto trascurata. Questa è l’occasione per far sentire la nostra voce».

A Santa Giovanna Antida Thouret, nel quartiere di Fonte Meravigliosa, il parroco, don Davide Lees ha organizzato il momento di preghiera, presieduto da monsignor Jesús Herrera, vescovo di Nuevo Casas Grandes, nello stato messicano di Chihuahua, da monsignor Alfonso Miranda, vescovo ausiliare di Monterrey, sempre in Messico. Molti, infatti, i latinoamericani tra i circa 150 delegati presenti, provenienti in particolare da Cile, Colombia, Costa Rica, Argentina, Messico, Cuba. Presenti anche gruppi da Polonia e Ucraina.

«Siamo grati di essere qui, questi incontri ci arricchiscono e ci aiutano a creare armonia all’interno delle nostre famiglie e con gli altri», ha spiegato monsignor Herrera nel salutare i fedeli. «Pregare e poi cenare insieme non significa solo condividere del cibo, ma simboleggia la condivisione dei cuori», ha aggiunto monsignor Miranda. Proprio della condivisione ha parlato don Lees: «Mettiamo in pratica la Scrittura e rendiamo partecipi gli altri delle nostre vite, debolezze, paure, ma anche idee, proposte e dei nostri cammini».

Un’accoglienza particolare è stata riservata alle famiglie ucraine, con il canto iniziale “Shalom” per la pace. «La situazione è drammatica e la guerra ha devastato tutto: vite, case, economia e anche il lavoro di anni che avevamo fatto con la pastorale familiare» spiegano Marta Palojtay e Pavle Popovych, provenienti dall’ovest del Paese. «Essere a Roma però ci dà una boccata d’ossigeno e di speranza che tutto possa riprendere normalmente come prima, in particolare ciò che facevamo con le coppie prima e dopo il matrimonio, perché molti sentono il bisogno di essere aiutati anche dopo essersi sposati».

(Hanno collaborato Roberta Pumpo e Salvatore Tropea)

25 giugno 2022

Il catecumenato matrimoniale, un modello da esportare

Foto Gennari/diocesidiroma

Rinnovare la preparazione al matrimonio delle prossime generazioni, considerando le nozze non un punto di arrivo, ma una tappa lungo un percorso. Sono questi gli obiettivi degli “Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale. Orientamenti pastorali per le Chiese particolari”, un documento presentato nel corso della seconda giornata del Congresso teologico pastorale del X Incontro mondiale delle famiglie, presentato da Gabriella Gambino, sottosegretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, con il marito Giovanni Nuzzi.

«Non è un corso confezionato quello che presentiamo – ha spiegato Gambino –, ma uno strumento di riflessione pastorale che, a partire da alcuni principi generali, intende essere un aiuto alle Chiese particolari, affinché predispongano i loro percorsi, sulla scia di quanto suggerito dal Santo Padre, in base alle possibilità e alle caratteristiche pastorali di ogni luogo». L’obiettivo da raggiungere è delineato in modo chiaro: «Occorre puntare a modificare gradualmente l’impostazione della pastorale vocazionale, affinché contempli esplicitamente anche il matrimonio, accanto alla vita consacrata». Serve dunque un catecumenato, «un percorso di accoglienza – hanno sottolineato i relatori –, da parte di una comunità, che sa accompagnarti, custodirti e incoraggiarti». Il matrimonio è davvero una vocazione e pertanto «richiede un discernimento – hanno spiegato –. In quest’ottica, la celebrazione del rito nuziale non è in nessun modo un punto di arrivo, ma l’inizio di una vita sponsale, in cui marito e moglie acquisiranno una rinnovata identità cristiana, come accade per i sacerdoti e i religiosi».

Un percorso di questo tipo viene già portato nella diocesi di Roma, come hanno spiegato don Fabio Rosini, direttore della Pastorale vocazionale diocesana, con Angelo Carfì ed Elisa Tinti. «Noi costituiamo dal 2012 l’équipe per il discernimento vocazionale della diocesi di Roma – hanno spiegato – ed in questa veste negli ultimi dieci anni abbiamo proposto un duplice corso di preparazione al sacramento del matrimonio: uno per la preparazione remota ed uno per la preparazione prossima al sacramento. Hanno usufruito di questi corsi molte centinaia di fidanzati». Il catecumenato matrimoniale non va impostato «come un corso “istruttivo” composto di belle cose da capire – hanno ribadito –, altrimenti noi falliremo nella nostra missione di dare sostanza alla formazione al matrimonio. È necessario invece tornare alla prima sensibilità cristiana, quella dei primi secoli, quella che ha generato il catecumenato battesimale, che implicava un sentiero pratico, esperienziale, liturgico».

La giornata era stata aperta dalla Messa nella basilica di San Pietro, celebrata dal cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma. «Qui, stamattina, con il Cuore di Cristo buon pastore, battono i cuori di tutto il mondo – aveva detto il cardinale –: sono cuori felici di avere risposto di Sì a Dio; sono cuori feriti dalle prove della storia e del mondo; sono cuori aperti alla novità del Vangelo, per poter testimoniare la perenne presenza di Cristo Sposo in questa nostra storia. Non è vero che la famiglia è ormai perduta, tramontata. È ancora sulle spalle del Pastore che con forza e tenerezza attraversa le vie del mondo e ci richiama a riscoprire la via della santità».

Nella mattinata, tra i vari interventi, anche quello Massimo e Patrizia Paloni, «di una comunità neocatecumenale di Roma e missionari itineranti in Olanda da diciotto anni», come hanno raccontato loro stessi dal palco dell’Aula Paolo VI. I coniugi Paloni hanno presentato una nuova esperienza di post-Cresima: «Oggi tantissimi giovani vengono da famiglie ferite. Una sempre più alta percentuale di figli vive con un solo genitore, la maggioranza per la separazione dei genitori, un’altra parte per situazioni al di fuori del matrimonio. Davanti al fallimento di oltre il 50% dei matrimoni, senza il supporto e l’aiuto della scuola, molti giovani si ritrovano senza alcun punto fermo e si smarriscono. In una nuova esperienza di post-cresima, che molti parroci nel mondo, in comunione con i loro vescovi, hanno deciso di cominciare, si formano piccoli gruppi di giovani che si riuniscono con una famiglia di fede provata e adulta, capace di un’autentica testimonianza di servizio a questi ragazzi. Gli adolescenti sono attratti dalla famiglia cristiana in cui vedono una fede viva. In questi gruppi i giovani cominciano a leggere la Parola di Dio, riflettono sui comandamenti come cammino di vita, riscoprono il Sacramento della Riconciliazione e vengono a contatto con la vita cristiana di una famiglia concreta».

In serata i delegati delle Conferenze episcopali si sono poi spostati in diverse parrocchie romane, per proseguire lì i lavori del Congresso, incontrare le famiglie romane e vivere momenti conviviali.

24 giugno 2022

Oltre tremila ragazzi alla Festa degli Oratori Estivi

Si respirava una gioia contagiosa alla Festa degli Oratori Estivi di Roma che, dopo due anni di pausa forzata, è tornata a raccogliere oltre 3.000 bambini, ragazzi ed animatori delle comunità parrocchiali di Roma e dintorni. Già di primo mattino i gruppi gioiosi e colorati hanno riempito il parco divertimenti di Zoomarine a Torvajanica per questo appuntamento al termine della seconda settimana di oratorio estivo. I ragazzi, accompagnati da animatori adolescenti ma anche da adulti, sacerdoti e religiosi, sono stati accolti da monsignor Daniele Salera, nuovo vescovo ausiliare della diocesi di Roma che verrà ordinato il prossimo 29 giugno nella basilica di San Giovanni in Laterano.

«In questa giornata vedete radunate qui tante comunità, tante storie, tanti gruppi e tante persone che hanno detto sì perché questi oratori potessero avere vita quest’anno», ha esordito monsignor Salera nel suo saluto iniziale della giornata. «’Chiamalo per nome’, il tema delle attività di quest’anno, ha un grande dono da farci: la storia vuole custodire la vostra felicità e il vostro sorriso. Per farlo è necessario non far entrare nella nostra testa e nel nostro cuore tutto ciò che è negativo, che è ombra, che è oscurità. Per poter vivere nella gioia questo percorso è importante rendersi conto del dono prezioso che ognuno di noi è e possiede».

Monsignor Salera, che ha presieduto la preghiera iniziale insieme a don Alfredo Tedesco, responsabile della Pastorale Giovanile diocesana, e a don Simone Carosi, assistente ecclesiastico del Centro Oratori Romani, ha chiesto a tutti i presenti di pregare per coloro che non possono condividere questa gioia, con particolare riferimento al popolo ucraino. I gruppi di oltre 30 oratori si sono poi sparsi per il parco divertimenti per sperimentare le tante attrazioni o gustare un bagno in piscina. Fra loro centinaia di adolescenti che hanno deciso di mettersi a servizio dei più piccoli in questa afosa estate romana.

24 giugno 2022

Famiglia, Chiesa, sinodalità: la prima giornata del Congresso teologico pastorale

Foto Gennari/diocesidiroma

Il rapporto tra giovani e anziani, la famiglia come Chiesa domestica, la vocazione sacerdotale e matrimoniale. Tanti i temi che sono stati toccati durante la prima giornata del Congresso teologico pastorale del X Incontro mondiale delle famiglie. Nell’Aula Paolo VI circa duemila delegati delle Conferenze episcopali di tutto il mondo hanno potuto partecipare a conferenze e panel in tante lingue diverse; all’inizio della mattinata erano invece stati nella basilica di San Pietro, per la Messa celebrata dal cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Nell’omelia il prefetto ha voluto ricordare ai presenti la contemporanea missione di ogni famiglia, ispirata dall’esempio di san Giovanni Battista: «Costruire ponti tra le generazioni; preservare la speranza nel futuro; essere custode della sacralità della vita; essere strumento di misericordia, profeta della fedeltà e della provvidenza di Dio e testimoniare Gesù nella vita».

Ad aprire i lavori la relazione di Gregory e Lisa Popcak, del Peyton Institute for Domestic Church Life, che hanno parlato della famiglia come Chiesa domestica, chiamata ad essere sempre più dinamica. «Riteniamo che questa definizione operativa sia adeguatamente comprensiva di tutti i tipi di famiglie cattoliche (ad esempio, famiglie sposate e divorziate, famiglie monoparentali, famiglie di nonni, famiglie affidatarie, ecc.) – ha detto – pur continuando a dare il dovuto a famiglie radicate nel sacramento del matrimonio. Questo è importante perché mentre tutti i tipi di chiese domestiche partecipano alla vita della Chiesa, ogni chiesa domestica deve in definitiva essere ordinata al matrimonio cristiano, sia in termini della propria chiamata a condividere la grazia del matrimonio sia nella sua responsabilità di crescere i figli che sono ben preparati a celebrare la pienezza del matrimonio cristiano in età adulta».

Dedicato al rapporto tra giovani e anziani il secondo panel della giornata, al quale sono intervenuti, tra gli altri, Vincenzo Bassi, presidente della Federazione delle associazioni familiari cattoliche in Europa, e la moglie Carla Di Lello. «Come diciamo sempre, la famiglia non è il malato da curare, ma la cura alla malattia – hanno spiegato –. Così, ci è possibile anche riflettere sul senso della funzione degli anziani all’interno della famiglia. A tal proposito, va ricordato che gli anziani non devono essere visti soltanto come persone fragili, da curare e difendere: essi sono anche degli attori, dei protagonisti, a partire dalla trasmissione della fede nelle famiglie, ma anche nelle nostre realtà associative ed ecclesiali».

Negli interventi dei vari testimoni, il racconto della bellezza di un amore “normale”, tra alti e bassi, crisi, fragilità. «La convivenza con l’altro, stare lontano da casa, assumere nuovi compiti e responsabilità, raggiungere accordi…. A poco a poco ci siamo resi conto che la vita di tutti i giorni avrebbe richiesto sforzi, rinunce, sacrifici». Per questo necessitiamo «della nostra Madre Chiesa, che illumina e accompagna». A spiegarlo sono stati Eduardo De La Paz e Monica Gonzales, relatori della conferenza del pomeriggio.

Sul palco dell’Aula Paolo VI anche Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, e la moglie Anna Chiara Gambini. A casa ad aspettarli cinque figli di cui l’ultimo, quattro anni, con la sindrome di down. «Quando è nato il nostro quinto figlio – hanno esordito – avevamo l’arroganza di sapere già tutto. L’esperienza, ma anche la superbia di chi ha già vissuto 4 nascite, 4 svezzamenti, 4 inserimenti a scuola, 4 prime pedalate, 4 prime volte al mare… come se le cose capitassero due volte allo stesso modo. Il nostro quinto figlio, Giorgio Maria, ci ha stupito e ci ha cambiato la vita un secondo dopo la sua nascita. Perché lui non è solamente un figlio con la sindrome di down, ma è stato per noi il terremoto delle nostre inutili certezze». Non vogliono essere considerati «bravi», hanno però precisato. «Non siamo una famiglia modello – hanno sottolineato –. Siamo semplicemente una delle tantissime famiglie che ha detto sì alla vita, non per una questione ideologica, non perché ce lo hanno detto in parrocchia, ma perché era bello. Non c’è niente da fare: è la bellezza che ci spinge a fare le cose. È per bellezza che siamo cristiani. È per bellezza che siamo sposati. È per bellezza che abbiamo accolto Giorgio Maria. Perché la vita, ogni vita è degna intrinsecamente ed è oggettivamente più bella della morte».

Per i testi integrali di tutte le relazioni, consulta il sito ufficiale del X Incontro mondiale delle famiglie

24 giugno 2022

Tra musica e arte, per i delegati una serata al Palazzo Lateranense

Foto Gennari/diocesidiroma

Le note di Mozart, la sinfonia di Schubert e il cortile interno del Palazzo Lateranense in una inedita veste luminosa. È la sintesi dello scenario del concerto di musica classica “La gioia della musica” svoltosi ieri sera, 23 giugno, nella casa del vescovo di Roma. Eseguito dalla Form-Orchestra Filarmonica Marchigiana, compagine residente del Macerata Opera Festival, il concerto, a ingresso gratuito, è stato promosso dalla diocesi di Roma per i delegati delle Conferenze episcopali provenienti da vari Paesi e giunti a Roma in occasione del X Incontro mondiale delle famiglie.

Non solo le emozioni trasmesse dalla musica e dalla voce del soprano Francesca Benitez, che si è esibita nel mottetto “Exsultate, jubilate” composto da Wolfgang Amadeus Mozart nel 1773, ai partecipanti sono state offerte anche visite guidate nella basilica di San Giovanni in Laterano e nel Palazzo Lateranense, l’antica residenza dei papi, eccezionalmente aperto fino alle 23. L’orchestra ha eseguito anche l’opera “Divertimento n. 1” sempre di Mozart, composta nel 1772, quando il compositore aveva solo 16 anni, e la “Sinfonia n. 5”, di Franz Schubert. Ad applaudire l’esibizione anche il cardinale vicario Angelo De Donatis e il segretario generale del Vicariato monsignor Pierangelo Pedretti.

Il concerto, la cui direzione è stata affidata al primo violino concertatore Alessandro Cervo, è stato presentato dalla conduttrice Rai Eleonora Daniele e da Andreas Thonhauser dell’emittente americana Ewtn, la stessa che, in collaborazione con l’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi, ha curato la mostra fotografica sulla famiglia allestita nella corte interna del Palazzo Lateranense.

«Non potevamo non accettare un invito così prestigioso» commenta Paolo Pinamonti, direttore artistico del Macerata Opera Festival (Mof). «In un momento storico così particolare in cui sono tante le difficoltà che accompagnano la vita quotidiana delle famiglie – aggiunge Pinamonti – è importante creare questi momenti di riflessione sulla famiglia». Per il direttore artistico del Mof vi sono tante analogie tra il nucleo famiglia e la musica. «La famiglia orchestrale – spiega – per fare musica deve condividere emozioni e contemporaneamente deve essere in grado di dialogare e ascoltare. Proprio come accade tra le pareti domestiche».

di Roberta Pumpo

24 giugno 2022

Nella basilica di San Pietro presiede la Messa in occasione del X Incontro mondiale delle famiglie

Nella basilica di San Pietro presiede la Messa in occasione del X Incontro mondiale delle famiglie.

Articoli recenti