9 Maggio 2026

La mostra missionaria per tutto il Giubileo

Foto Diocesi di Roma / Gennari

In occasione del mese missionario, nell’oratorio della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami del Foro Romano, sede del Centro missionario diocesano, è stata allestita la mostra “Missione che passione!”, che sarà visitabile per tutto il Giubileo. «Grazie ai volontari, abbiamo organizzato delle turnazioni che consentiranno l’apertura della chiesa nei giorni dal lunedì al venerdì, in fascia oraria 14-17 – spiegano dal Centro missionario –. L’ingresso è libero ma saranno gradite eventuali offerte che il Cmd provvederà a devolvere a favore delle Pontificie Opere Missionarie». Per le informazioni ci si potrà rivolgere al Cmd: 06 6988 6443 – 329 2208053.

14 ottobre 2024

La mostra “Passione Amazzonia”

Dall’8 al 16 la Pontificia Università della Santa Croce ospita la mostra “Passione Amazzonia”, un’esposizione dedicata alla testimonianza del missionario comboniano Ezechiele Ramin, oggi Servo di Dio, ucciso in Brasile nel 1985 mentre difendeva i diritti dei popoli indigeni e dei contadini senza terra. La mostra sarà aperta al pubblico dall’8 aprile, con inaugurazione ufficiale mercoledì 9 aprile alle ore 13.45 presso la sede dell’ateneo, alla quale parteciperanno Antonio e Fabiano Ramin, fratelli di padre Ezechiele, insieme a rappresentanti del mondo ecclesiale, accademico e missionario.

Promossa dall’associazione Terra e Missione Aps, in collaborazione con l’Ufficio per la cooperazione missionaria della diocesi di Roma, i Missionari Comboniani, il Movimento Laudato Si’ e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare, la mostra «si propone come uno spazio di riflessione ecclesiale e missionaria sui temi della giustizia sociale, della custodia del creato e della dignità dei popoli indigeni», come spiegano gli organizzatori.

Il percorso espositivo si articola in 12 pannelli che mettono in dialogo i disegni realizzati da padre Ramin sulla Passione di Cristo con scene di vita dei popoli dell’Amazzonia. Ne emerge un cammino spirituale che invita a leggere le sofferenze dei popoli indigeni alla luce della Passione del Signore, cogliendo nel loro vissuto una profonda analogia con il mistero della Croce. Attraverso immagini, testi e meditazioni audio, la mostra accompagna il visitatore in un itinerario che intreccia fede e storia, denuncia e speranza. Le ferite dell’Amazzonia, segnate da ingiustizie, sfruttamento e violenze, diventano così luogo di rivelazione, dove risuona il grido dei poveri e della terra, ma anche la possibilità di una rinascita.

La mostra è visitabile gratuitamente su prenotazione, scrivendo a info@terraemissione.org oppure via WhatsApp al numero 3470300998.

La morte di Ayedi, la denuncia della Caritas

Foto di Stefano Montesi

In una città messa a lustro e blindata per accogliere i capi di stato e di governo del G20 si è consumato l’ennesimo dramma dell’emarginazione. Nel fine settimana tra il 29 e il 31 ottobre c’è stata la morte di Ayedi, un senza dimora di 52 anni, in circostanze che la Caritas di Roma definisce «non più tollerabili»: dimesso da un ospedale romano pur essendo gravemente malato e impossibilitato ad avere un riparo e cure adeguate.

Un caso che l’organismo diocesano denuncia in occasione della Giornata mondiale del povero per far conoscere il fenomeno sempre più diffuso di persone gravemente malate che vivono in strada.

«È arrivato poco dopo 18.30 del venerdì sera – spiegano gli operatori del Poliambulatorio della Caritas alla Stazione Termini – preceduto da un suo amico, lo stesso che era venuto a chiedere per lui una sedia a rotelle qualche giorno prima». Il medici raccontano i momenti drammatici: «non riusciva a stare in piedi, emaciato e scavato in volto, itterico, tremante per il freddo, con una scarpa da gesso e una da ginnastica poggiate sui piedi, perché in entrambi aveva medicazioni fatte da solo per ulcere da diabete con amputazione di due dita». Ayedi era conosciuto da tempo nella struttura sanitaria per le sue varie patologie croniche non controllate, situazione che si era aggravata una volta uscito da ogni circuito di accoglienza. «È stato ricoverato per un mese – spiegano -, e, pure se in gravissime condizioni, da dieci giorni viveva in strada. L’infermiera della medicheria e la studentessa di medicina che la supportava non si sono tirate indietro di fronte alla richiesta di medicarlo». La situazione si presentava grave e i sanitari hanno subito chiamato il 112. Purtroppo, forse a causa degli imponenti mezzi dispiegati per il G20, l’ambulanza è arrivata dopo quattro ore. «Non ho paura di morire, ma di soffrire. Credo in Dio, ma non mi ascolta. Gli chiedo di morire, perché nella mia vita c’è troppo dolore, ma lui non mi ascolta» ha detto Ayedi ai volontari che attendevano con lui. «La domenica mattina chiamando il Pronto soccorso abbiamo saputo che era da poco deceduto».

A seguito di questo tragico evento, il direttore della Caritas, il diacono Giustino Trincia, ha chiesto un incontro urgente con la Regione Lazio e il Comune di Roma, scrivendo agli assessori competenti per la Sanità e le Politiche sociali.

Un testo per «denunciare, rappresentare e condividere le gravissime condizioni nelle quali con sempre maggiore frequenza vengono a trovarsi le persone fragili in generale e, nello specifico i senza dimora, una volta dimessi dalle strutture ospedaliere».

«La drammatica vicenda – scrive Trincia – ci obbliga ad alzare forte la nostra voce e ad affermare l’urgenza di una iniziativa da parte delle istituzioni pubbliche che hanno doveri e responsabilità non declinabili ad altri». «Non ci si può rassegnare alla perdita di una vita umana, al primato degli automatismi delle procedure e dei processi organizzativi e al primato del paradigma economico nella gestione di servizi essenziali».

La Caritas non chiede il prolungamento della degenza nelle strutture ospedaliere «anche se ribadiamo che in certi casi non è giusto dimettere senza alcuna considerazione» ma chiede un tavolo tecnico con la definizione di un Protocollo di gestione delle dimissioni delle persone socialmente fragili «che preveda con precisone le procedure da attuare ogni qual volta l’ente ospedaliero si trova a dover effettuare delle dimissioni protette di persone fragili». A questo va aggiunta l’individuazione e la realizzazione di strutture che mettano a disposizione l’accoglienza e la loro professionalità nell’accompagnare la persona fragile al superamento della malattia.

«Tra la fase acuta di una malattia e la guarigione ci sono tutta una serie di attenzioni verso la persona che non sono solo di natura farmacologica ma anche e soprattutto di natura umana. Dalle malattie non si guarisce all’improvviso, per questo bisogna garantire alle persone fragili la possibilità di poter trascorrere la cosiddetta convalescenza in strutture apposite che possano accoglierle e accompagnarle nella lenta riemersione dai fondali della sofferenza».

15 novembre 2021

La Missa pro natione gallica

Il presidente Macron a San Giovanni a giugno del 2018

È una storia che viene da lontano quella che lega la basilica di San Giovanni in Laterano alla Francia. Ed è proprio per questo che lunedì pomeriggio il cardinale vicario Angelo De Donatis celebrerà, alle ore 17, la Missa pro natione gallica, alla presenza dell’ambasciatrice di Francia presso la Santa Sede, Elisabeth Beton Delègue.

È intorno al 1300 che si stringe il legame tra la Francia e la Chiesa. In quel periodo inizia la costruzione del ciborio della basilica, pagata da re Carlo V (1338-1380): lo stemma del monarca è ancora visibile sul ciborio stesso. Nel 400, re Luigi XI (1423-1483) donò al Capitolo della basilica importanti redditi nel sud della Francia. Successivamente Enrico IV regalò l’abbazia di San Pietro di Clairac, sempre nel sud della Francia (diocesi di Agen). Dal canto suo il Capitolo lateranense, per ringraziare il sovrano, fece scolpire una sua stata in bronzo, e insignì il re del titolo di protocanonico d’onore. Ancora oggi, ogni anno, il 13 dicembre, data di nascita di Enrico IV, nella cattedrale si celebra la “Missa pro natione gallica”.

Nel 1950, la tradizione di prendere possesso del titolo è stata ripresa dal presidente René Coty, ne hanno poi seguito l’esempio Charles De Gaulle, Valery Giscard d’Estaing, Jacques Chirac e in tempi recenti Nicolas Sarkozy ed Emmanuel Macron. Non hanno accettato la nomina invece Georges Pompidou, successore del Generale De Gaulle all’Eliseo e i socialisti Francois Mitterand e Francois Hollande.

12 dicembre 2020

La Messa per san Luca patrono dei medici

Si terrà il prossimo mercoledì 18 ottobre, alle ore 18, presso la basilica di Sant’Antonio al Laterano, la Messa per san Luca evangelista e medico, patrono dei medici. La celebrazione è pensata in modo particolare per tutti i medici e gli operatori sanitari e sarà presieduta dal vescovo ausiliare Benoni Ambarus.

17 ottobre 2023

La Messa per san Giovanni Paolo II in occasione dei 10 anni della canonizzazione

Foto Vatican Media

Dal 16 ottobre 1978 viene chiamato Papa Wojtyla. Dal 27 aprile 2014 è san Giovanni Paolo II. Per celebrare il decimo anniversario della canonizzazione – che fu presieduta da Papa Francesco e coincise con quella di san Giovanni XXIII –, sabato 27 aprile, alle ore 17, nella basilica di San Pietro, si terrà una Messa di ringraziamento; a presiederla sarà il cardinale Giovanni Battista Re, decano del collegio cardinalizio. Invita tutti partecipare il cardinale vicario Angelo De Donatis, con una lettera indirizzata ai sacerdoti, ai diaconi permanenti, alle religiose, ai religiosi, ai responsabili di gruppi, associazioni, movimenti e confraternite e a tutto il popolo di Dio di Roma, «per dimostrare ancora una volta questo amore della diocesi nei confronti del suo Vescovo».

In proposito ricorda due episodi che uno dei suoi predecessori, il cardinale vicario Ugo Poletti, «soleva raccontare riguardo san Giovanni Paolo II e Roma, connessi tra di loro». Il primo, scrive il vicario, si riferisce al 22 ottobre 1978: «Nel giorno dell’inizio del suo ministero di Pastore Universale della Chiesa, in piazza San Pietro, quando il cardinale si inginocchiò davanti al Papa per l’atto di obbedienza, egli, sorridente e compiaciuto, esclamò: “Ecco Roma!”, manifestando così già da subito una predilezione per la nostra diocesi». Ancora, «alla prima udienza privata – riprende De Donatis – il Papa chiese al cardinale di aiutarlo a conoscere Roma in tutte le sue componenti, la sua realtà cristiana, spirituale, umana e civile, ed il cardinale Poletti gli rispose con la semplicità e la profondità di pensiero che lo contraddistingueva: “Santo Padre, ami Roma e Roma, sentendosi amata, l’amerà!».

Da allora, sono ancora le parole del cardinale De Donatis, «iniziò l’amore del Romano Pontefice per la sua diocesi di Roma, che si intensificò ed andò aumentando sempre di più, di giorno in giorno! Possiamo dire con assoluta certezza che san Giovanni Paolo II ha amato molto Roma ed i suoi abitanti, e la Città Eterna ha ricambiato fortemente questo amore! Questo rapporto intercorso tra san Giovanni Paolo II e la sua diocesi è stato caratterizzato da una presenza vicina, attenta, autentica, segnata da un tratto umano pieno di affetto».

Un amore testimoniato dalle numerose visite alle parrocchie romane, «i momenti più significativi e intensi dell’incontro con il Padre». Negli oltre 26 anni di pontificato, Wojtyla ha infatti visitato ben 301 parrocchie e quando le condizioni di salute nel 2002 non gli consentirono più di girare troppo per la città, iniziò ad invitare le comunità parrocchiali in Vaticano: 16 comunità si recarono nell’Aula Paolo VI.

«Questo tratto di vicinanza e di familiarità traspare come filo d’oro dei ricordi custoditi nei cuori dei romani – sottolinea ancora De Donatis –. Egli aveva la capacità di ascoltare sia le gioie che le inquietudini che viveva il popolo di Dio, attraverso la concretezza della vita parrocchiale, per formulare poi le risposte che andavano anche oltre le realtà locali. In questo modo le parrocchie visitate dal Papa diventavano una vera Cattedra di Pietro dalla quale si sentiva la voce del Vescovo di Roma come Pastore della Chiesa Universale».

Per il 27 aprile, i sacerdoti che lo desiderano potranno concelebrare, portando con sé camice e stola bianca.

La lettera del cardinale vicario

4 aprile 2024

La Messa per il patrono della Polizia Penitenziaria

Foto Polizia Penitenziaria

Basilide era un soldato dell’esercito romano ai tempi di Settimio Severo, una sorta di guardia carceraria incaricata di accompagnare i condannati a morte al patibolo. Tra questi c’era la giovane Potamiena, condannata alla pena capitale poiché aveva rifiutato di abiurare alla fede cristiana. Durante il tragitto, Basilide la protesse, impedendo che venisse oltraggiata dalla folla. Questo gesto commosse la futura santa, che promise al soldato di intercedere per lui davanti a Dio, quando sarebbe giunta in Paradiso. Pochi giorni dopo, lo stesso Basilide si dichiarò cristiano, fu battezzato e poi condannato a morte per decapitazione.

San Basilide è il patrono del Corpo di Polizia Penitenziaria e la memoria liturgica si celebra il 30 giugno. Per l’occasione il vescovo Benoni Ambarus, delegato per l’Ambito della diaconia della carità, presiederà la Messa mercoledì 3 luglio alle 18 nella basilica di San Giovanni in Laterano. Al termine della cerimonia, sul sagrato della cattedrale di Roma avrà luogo un concerto della Banda musicale del Corpo della Polizia Penitenziaria, aperto al pubblico, ad accesso libero e gratuito.

29 giugno 2024

La Messa per i sacerdoti defunti durante l’anno

In questo mese di novembre, dedicato come di consueto alla commemorazione dei defunti, il cardinale vicario Angelo De Donatis celebrerà una Messa per tutti i presbiteri e i diaconi della diocesi di Roma deceduti nel corso dell’anno. La celebrazione avrà luogo il prossimo giovedì 28 novembre alle ore 17.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano.

«Come ogni anno nel mese di novembre – scrive il cardinale invitando a partecipare alla celebrazione – la Chiesa ci chiama ad offrire il nostro suffragio per i fratelli defunti. Come Presbiterio diocesano e Popolo santo di Dio che vive in Roma vogliamo pregare insieme ricordando i sacerdoti della nostra Diocesi che sono entrati nella vita eterna nell’anno 2019».

20 novembre 2019

La Messa per i giornalisti il 24 gennaio

Per il terzo anno consecutivo il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, in collaborazione con l’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Roma, organizza la Santa Messa nella memoria liturgica di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

La celebrazione eucaristica sarà presieduta dal vescovo Baldo Reina, vicegerente della Diocesi di Roma e si svolgerà mercoledì 24 gennaio 2023 alle ore 11 nella Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, presso il Clivo Argentario sopra al Carcere Mamertino. Al termine della Messa sarà possibile partecipare a una visita guidata al sito. La Chiesa, realizzata sotto la supervisione di Giacomo Della Porta, sorge sopra il Carcere dove furono detenuti anche i Santi Apostoli Pietro e Paolo.

2 gennaio 2024

La Messa per i giornalisti a San Giuseppe dei Falegnami

Presieduta dal vicegerente Renato Trantelli Baccari la Messa per i giornalisti della diocesi di Roma, promossa da Ordine dei giornalisti del Lazio, Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) Lazio e Ufficio diocesano per la comunicazioni sociali, queta mattina, 26 gennaio, nella chiesa di San Giuseppe dei falegnami. A concelebrare, il direttore dell’Ufficio del Vicariato padre Giulio Albanese e il vice direttore padre Marco Staffolani.

L’occasione delle celebrazione del patrono, ha sottolineato introducendo la Messa padre Albanese, rettore della chiesa, è «un’occasione per vivere un momento prezioso di spiritualità e di comunione tra noi, tanto prezioso in questi tempi difficili e bui». Lo ha ribadito anche il presule, parlando a più riprese del giornalismo come «”ministero”, servizio alla comunità», attraverso le coordinate «dell’amore alla verità, del valore della conoscenza, che è l’altro nome dell’amore, e del rispetto della dignità dell’uomo».

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La Messa per i giornalisti

L’Ordine dei giornalisti del Lazio, in collaborazione con l’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, invita gli operatori della comunicazione alla Messa che martedì 24, alle 11, l’arcivescovo Rino Fisichella presiederà nella basilica di Santa Maria in Montesanto nella memoria liturgica di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

23 gennaio 2023

La Messa per i bambini vittime di violenze e guerre con il cardinale Lojudice

In occasione delle celebrazioni per la Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e Adolescenza (20 novembre) il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena- Colle di Val d’Elsa- Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, presiederà il 23 novembre 2023 alle ore 16.30, presso la cappella dell’Istituto Don Bosco, via Palmiro Togliatti 161 a Roma, la santa messa in memoria di tutte le piccole vittime di violenza, guerre e indifferenza. Concelebrano monsignor Riccardo Lamba, vescovo ausiliare di Roma e responsabile Servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della diocesi di Roma, e monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes.

L’iniziativa è stata voluta fortemente dalle associazioni Fonte di Ismaele, Istituto di Medicina Solidale e Dorean Dote da oltre 15 anni impegnate nella tutela e nella promozione dei più piccoli soprattutto nella periferia della Capitale. Per tale occasione, al termine della celebrazione, verrà conferita la presidenza onoraria dell’Osservatorio Fonte di Ismaele, cardinale Augusto Paolo Lojudice.

L’Osservatorio Fonte d’Ismaele che nasce su iniziativa dell’Associazione Medicina Solidale, che da 16 anni si occupa della tutela dei minori vulnerabili, per dare voce ai diritti negati dei fanciulli incontrati nel corso della sua attività. Si occupa in particolare di progetti di sorveglianza igienico-nutrizionale a tutela della malnutrizione infantile e nel contrasto alla disuguaglianza nella cura dei bambini non regolarmente presenti sul territorio nazionale. Così l’Osservatorio Fonte d’Ismaele inizia le sue attività il 18 dicembre 2018 attraverso un Protocollo d’Intesa tra il Vicariato di Roma, l’Associazione Doreàn Dote – Onlus e l’Associazione “Istituto di Medicina Solidale” – Onlus.

15 novembre 2023

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