28 Giugno 2026

La novena all’Immacolata nella basilica dei Santi XII Apostoli

Roma 08-12-2015Papa Francesco a Piazza di Spagna nel giorno della festività della madonna Immacolata.Ph: Cristian Gennari/Sicliani

In vista della solennità dell’Immacolata, nella basilica dei Santi XII Apostoli, come tradizione, si tiene la più antica novena all’Immacolata di Roma. Piazza Mignanelli, a ridosso di piazza di Spagna, dove si trova il celebre monumento dedicato alla Vergine Maria, si trova infatti nel territorio parrocchiale. Dal 29 novembre al 7 dicembre, alle ore 17.45, si inizia con la recita del Rosario e il canto delle litanie, a cui segue la Messa delle 18.30 presieduta ogni sera da un cardinale; la conclusione con il canto francescano “Tota Pulchra”. Si comincia domenica prossima con il cardinale Joao Braz de Aviz, prefetto per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica.

Lunedì 30 presiederà invece la celebrazione il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. Ancora, il primo dicembre, martedì, interverrà il cardinale Luis Antonio Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Mercoledì 2 dicembre sarà la volta del cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

Giovedì 3 dicembre tocca invece a Mauro Gambetti, francescano, già Custode del Sacro Convento di Assisi, che sarà creato cardinale da Papa Francesco nel Concistoro di sabato 28 novembre. Il giorno successivo celebrerà la Messa il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione del clero; sabato 5 toccherà al cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano. Seguirà, domenica 6, il cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore, mentre il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, presiederà lunedì 7 dicembre. La conclusione l’8, con il cardinale Giovanni Re, decano del Collegio cardinalizio.

26 novembre 2020

La nota sulla celebrazione delle esequie

Misurare la temperatura corporea ai partecipanti alle cerimonie funebri e bloccare l’accesso a chi ha più di 37,5° C. Evitare spostamenti durante la distribuzione dell’Eucarestia. E ancora mascherina obbligatoria per il sacerdote e sanificazione e igienizzazione dei luoghi di culto, anche se si specifica che è da prendere in considerazione la celebrazione all’aperto. Sono alcune delle disposizioni contenute in una nota diffusa dalla Conferenza episcopale italiana e firmata dal segretario generale monsignor Stefano Russo, a complemento delle decisioni del Ministero dell’Interno, che saranno in vigore da lunedì 4 maggio, data in cui si potrà riprendere a celebrare i funerali.

La diocesi di Roma le ha comunicate a tutti i sacerdoti. «Roma Capitale, in collaborazione con altri Enti e Istituzioni statali, d’intesa con il Vicariato di Roma – fa sapere il prelato segretario generale monsignor Pierangelo Pedretti – ha confermato la disponibilità a sanificare i luoghi cittadini di probabile aggregazione, nonché le aree antistanti i luoghi di culto. Per quanto riguarda la sanificazione degli spazi interni, il Comune ci ha assicurato che contatterà direttamente i parroci per un intervento una tantum». La diocesi ha inoltre prenotato un termometro digitale per ogni parrocchia, che sarà recapitato al più presto.

Prima dell’accesso in chiesa dei partecipanti alle esequie funebri – indica la Cei –, occorre che «sia garantita da un addetto alla sicurezza la misurazione della temperatura corporea, attraverso un termometro digitale o un termo-scanner». Una disposizione che è richiesta anche per le celebrazioni all’aperto. «Venga bloccato l’accesso a chi risulti avere una temperatura corporea superiore ai 37,5 °C». Vista la possibilità di celebrare le esequie anche con la Messa, la Cei indica che «nel momento della distribuzione della Comunione eucaristica si evitino spostamenti». «Sia il celebrante a recarsi ai posti, dove i fedeli – al massimo quindici – sono disposti nel rispetto della distanza sanitaria». Il sacerdote dovrà indossare la mascherina e mantenere la distanza di sicurezza. «La distribuzione dell’Eucarestia avvenga dopo che il celebrante abbia curato l’igiene delle proprie mani – altra indicazione –; lo stesso abbia cura di offrire l’ostia porgendola sulle mani dei fedeli, senza venire a contatto fisico con esse».

Quanto alla sanificazione, «la chiesa sia igienizzata regolarmente, mediante pulizia delle superfici e degli arredi con idonei detergenti ad azione antisettica». Al termine di ogni celebrazione sia inoltre favorito il ricambio dell’aria. Suggerita la celebrazione delle esequie all’aperto, con il rispetto delle distanze di sicurezza e delle altre indicazioni, nei casi in cui «siano presenti spazi idonei, contigui alla chiesa», o ancora all’aperto nelle aree cimiteriali, laddove gli spazi lo consentano.

Leggi la nota della Cei

Leggi la nota del Ministero dell’Interno

30 aprile 2020

La Nota pastorale sulle misure da applicare in ambito ecclesiale per contribuire a fronteggiare l’emergenza epidemiologica

«Dobbiamo essere molto attenti alle prescrizioni delle autorità, sia le autorità politiche che le autorità sanitarie, per difenderci da questa pandemia. Offriamo al Signore questa distanza tra noi, per il bene di tutti e pensiamo, pensiamo tanto agli ammalati, a coloro che entrano negli ospedali già come scarti, pensiamo ai medici, agli infermieri, le infermiere, ai volontari, a tanta gente che lavora con gli ammalati». Parte da queste parole di Papa Francesco – pronunciate all’udienza generale del 4 novembre 2020 – e dalle disposizioni contenute nell’ultimo dpcm – del 3 novembre scorso – la Nota pastorale relativa alle misure da applicare in ambito ecclesiale per contribuire a fronteggiare l’emergenza epidemiologica, firmata ieri dal vicegerente della diocesi monsignor Gianpiero Palmieri. Il documento contiene alcune indicazioni per ciò che riguarda i profili liturgici e sacramentali, la formazione catechetica e altri profili pastorali.

Dal punto di vista dalla liturgia, al momento nella nostra diocesi – parte di una Regione classificata come “gialla” – non cambia sostanzialmente nulla, ma rimane in vigore quanto previsto dal protocollo sottoscritto dal Governo e dalla Conferenza episcopale italiana il 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico. Bisogna continuare «a garantire che l’accesso ai luoghi di culto avvenga con modalità volte a evitare ogni forma di assembramento e tali da garantire ai presenti la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro». Ancora, per quanto riguarda i sacramenti che prevedono unzioni, queste si possono compiere usando un batuffolo di cotone per ogni fedele; mentre le benedizioni di abitazioni vanno compiute restando sulla porta.

Per gli incontri di catechesi, la Nota si attiene a quanto previsto dall’ultimo dpcm in ambito scolastico. A partire dai gruppi giovanili post-Cresima sino ai gruppi degli anziani, bisognerà dunque «avvalersi della possibilità della modalità “a distanza” – precisa l’arcivescovo Palmieri –. Eventuali incontri occasionali “in presenza” dovranno avvenire nella scrupolosa osservanza di tutte le misure previste e con ogni prudenza. Per i bambini e dei ragazzi che seguono gli itinerari di preparazione ai sacramenti dell’Eucaristia e della Confermazione, si potrà far ricorso alla modalità “in presenza”, in linea con quello che avviene nella scuola fino alla terza media».

Per quanto riguarda invece altri profili pastorali, la Nota ricorda che in linea con la normativa italiana, sono sospesi pellegrinaggi e gite; sono da rimandare concerti in chiesa al di fuori della liturgia; le feste patronali andranno limitate alle sole celebrazioni liturgiche. «I bambini e i ragazzi – si legge ancora – possono accedere agli spazi ecclesiali destinati allo svolgimento di attività ricreative ed educative, al chiuso o all’aria aperta, con l’ausilio dei genitori o di educatori volontari e con l’obbligo di adottare tutte le misure appropriate. In base alle norme vigenti è precluso lo svolgimento degli sport di contatto e delle competizioni ad essi connesse; sul piano prudenziale è bene, più in generale, sospendere ogni forma di attività sportiva, individuale o di gruppo, organizzata dall’ente ecclesiale nei propri spazi o ivi svolte dai soggetti terzi».

Leggi il testo integrale della Nota

7 novembre 2020

La nota diocesana per la preparazione e lo svolgimento delle esequie

Posizionare banchi e sedie in modo da garantire le distanze di sicurezza tra le persone, isolare le aree della chiesa non necessarie per la celebrazione, evitare gli spostamenti di persone al momento della comunione (sarà il presbitero a raggiungere i fedeli e a porgerla sulle loro mani). Anche se l’uso del termo-scanner o del termometro digitale non è vincolante, si indichi espressamente il divieto di partecipare alla celebrazione per tutti coloro che hanno una temperatura corporea superiore a 37,5. Sono alcune delle disposizioni contenute in una «Nota per le Celebrazioni esequiali» inviata ieri, 5 maggio, ai sacerdoti di Roma dal Segretario generale del Vicariato, monsignor Pierangelo Pedretti.

Da lunedì 4 maggio, il Ministero dell’Interno, di concerto con la Conferenza Episcopale Italiana, ha dato il via libera alla celebrazione dei funerali a determinate regole. Con la nota diocesana di ieri, l’intenzione è quella di «offrire alcune semplici indicazioni di carattere pratico e comportamentale – si legge nel documento – riguardante la Liturgia esequiale». In base alle possibilità contemplate dal Rituale, «spetta al discernimento pastorale di colui che presiede, valutare quale soluzione adottare sapendo che è auspicabile la celebrazione all’aperto». In ogni caso, «chi presiede l’azione liturgica – prosegue la nota – abbia cura che comunque si eviti la formazione di assembramenti e di cortei per accompagnare il feretro».

Circostanziate (la nota è correlata da due schede tecniche) le indicazioni rispetto alla sanificazione e igienizzazione degli ambienti, con particolare attenzione ai luoghi di culto con opere rilevanti per il patrimonio storico e artistico. Per questi ultimi, valgono le linee guida elaborate per il trattamento del patrimonio archivistico e librario dall’Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro del Mibact, in occasione della Pandemia Covid-19. Per quanto riguarda la sanificazione, la nota precisa comunque che non è necessario «venga effettuata da una ditta specializzata, a meno che non si utilizzino prodotti PMC (Presidio medico chirurgico) per esclusivo uso professionale».

Leggi la nota del Vicariato

Scarica la locandina per le chiese

Leggi la nota della Cei

Leggi la nota del Ministero dell’Interno

 

6 maggio 2020

La nota del Vicariato sul funerale a Santa Lucia: strumentalizzazione ideologica grave, offensiva e inaccettabile

Il Vicariato di Roma deplora con fermezza quanto accaduto ieri, davanti alla parrocchia di Santa Lucia, alla totale insaputa del parroco don Alessandro Zenobbi e di tutto il clero parrocchiale, al termine della celebrazione di un funerale, avvenuta senza alcun segno o manifestazione che facesse presagire ciò che è accaduto subito dopo.

Il giorno lunedì 10 gennaio alle ore 14.30, infatti, nella parrocchia di Santa Lucia (via omonima, nei pressi di piazzale Clodio) è stato celebrato un rito delle esequie; alla fine, all’esterno della chiesa parrocchiale, un gruppo di persone ha coperto la bara con una bandiera con la svastica nazista – simbolo orrendo inconciliabile con il cristianesimo – e intonato grida e compiuto gesti riconducibili a tale ideologia estremista. La strumentalizzazione ideologica e violenta, ancor più quella che segue un atto di culto e in prossimità di un luogo sacro, per la comunità ecclesiale di Roma e per tutti gli uomini di buona volontà della nostra città rimane grave, offensivo e inaccettabile.

Nello stesso pomeriggio di ieri è arrivata la presa di distanza da parte della parrocchia, che il Vicariato di Roma conferma. «Quanto si è verificato all’esterno della chiesa – scrive don Zenobbi – è avvenuto senza nessuna autorizzazione né del parroco né del sacerdote celebrante, entrambi all’oscuro di quanto stava per accadere. A tale proposito intendiamo esprimere la nostra profonda tristezza, delusione e disappunto per quanto si è verificato prendendo le distanze da ogni parola, gesto e simbolo utilizzati all’esterno della chiesa, riconducibili a ideologie estremiste lontane dal messaggio del Vangelo di Cristo».

La diocesi di Roma, nelle sue tante componenti ecclesiali, lavora da tempo con dedizione per formare, educare e così disattivare ogni meccanismo di odio, di contrapposizione, di tentazione violenta ideologica e discriminatoria. Assicuriamo l’impegno della nostra comunità cristiana nella preghiera per l’anima della defunta e nella vicinanza ai suoi familiari, che vivono il dolore del distacco terreno.

La mostra missionaria per tutto il Giubileo

Foto Diocesi di Roma / Gennari

In occasione del mese missionario, nell’oratorio della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami del Foro Romano, sede del Centro missionario diocesano, è stata allestita la mostra “Missione che passione!”, che sarà visitabile per tutto il Giubileo. «Grazie ai volontari, abbiamo organizzato delle turnazioni che consentiranno l’apertura della chiesa nei giorni dal lunedì al venerdì, in fascia oraria 14-17 – spiegano dal Centro missionario –. L’ingresso è libero ma saranno gradite eventuali offerte che il Cmd provvederà a devolvere a favore delle Pontificie Opere Missionarie». Per le informazioni ci si potrà rivolgere al Cmd: 06 6988 6443 – 329 2208053.

14 ottobre 2024

La mostra “Passione Amazzonia”

Dall’8 al 16 la Pontificia Università della Santa Croce ospita la mostra “Passione Amazzonia”, un’esposizione dedicata alla testimonianza del missionario comboniano Ezechiele Ramin, oggi Servo di Dio, ucciso in Brasile nel 1985 mentre difendeva i diritti dei popoli indigeni e dei contadini senza terra. La mostra sarà aperta al pubblico dall’8 aprile, con inaugurazione ufficiale mercoledì 9 aprile alle ore 13.45 presso la sede dell’ateneo, alla quale parteciperanno Antonio e Fabiano Ramin, fratelli di padre Ezechiele, insieme a rappresentanti del mondo ecclesiale, accademico e missionario.

Promossa dall’associazione Terra e Missione Aps, in collaborazione con l’Ufficio per la cooperazione missionaria della diocesi di Roma, i Missionari Comboniani, il Movimento Laudato Si’ e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare, la mostra «si propone come uno spazio di riflessione ecclesiale e missionaria sui temi della giustizia sociale, della custodia del creato e della dignità dei popoli indigeni», come spiegano gli organizzatori.

Il percorso espositivo si articola in 12 pannelli che mettono in dialogo i disegni realizzati da padre Ramin sulla Passione di Cristo con scene di vita dei popoli dell’Amazzonia. Ne emerge un cammino spirituale che invita a leggere le sofferenze dei popoli indigeni alla luce della Passione del Signore, cogliendo nel loro vissuto una profonda analogia con il mistero della Croce. Attraverso immagini, testi e meditazioni audio, la mostra accompagna il visitatore in un itinerario che intreccia fede e storia, denuncia e speranza. Le ferite dell’Amazzonia, segnate da ingiustizie, sfruttamento e violenze, diventano così luogo di rivelazione, dove risuona il grido dei poveri e della terra, ma anche la possibilità di una rinascita.

La mostra è visitabile gratuitamente su prenotazione, scrivendo a info@terraemissione.org oppure via WhatsApp al numero 3470300998.

La morte di Ayedi, la denuncia della Caritas

Foto di Stefano Montesi

In una città messa a lustro e blindata per accogliere i capi di stato e di governo del G20 si è consumato l’ennesimo dramma dell’emarginazione. Nel fine settimana tra il 29 e il 31 ottobre c’è stata la morte di Ayedi, un senza dimora di 52 anni, in circostanze che la Caritas di Roma definisce «non più tollerabili»: dimesso da un ospedale romano pur essendo gravemente malato e impossibilitato ad avere un riparo e cure adeguate.

Un caso che l’organismo diocesano denuncia in occasione della Giornata mondiale del povero per far conoscere il fenomeno sempre più diffuso di persone gravemente malate che vivono in strada.

«È arrivato poco dopo 18.30 del venerdì sera – spiegano gli operatori del Poliambulatorio della Caritas alla Stazione Termini – preceduto da un suo amico, lo stesso che era venuto a chiedere per lui una sedia a rotelle qualche giorno prima». Il medici raccontano i momenti drammatici: «non riusciva a stare in piedi, emaciato e scavato in volto, itterico, tremante per il freddo, con una scarpa da gesso e una da ginnastica poggiate sui piedi, perché in entrambi aveva medicazioni fatte da solo per ulcere da diabete con amputazione di due dita». Ayedi era conosciuto da tempo nella struttura sanitaria per le sue varie patologie croniche non controllate, situazione che si era aggravata una volta uscito da ogni circuito di accoglienza. «È stato ricoverato per un mese – spiegano -, e, pure se in gravissime condizioni, da dieci giorni viveva in strada. L’infermiera della medicheria e la studentessa di medicina che la supportava non si sono tirate indietro di fronte alla richiesta di medicarlo». La situazione si presentava grave e i sanitari hanno subito chiamato il 112. Purtroppo, forse a causa degli imponenti mezzi dispiegati per il G20, l’ambulanza è arrivata dopo quattro ore. «Non ho paura di morire, ma di soffrire. Credo in Dio, ma non mi ascolta. Gli chiedo di morire, perché nella mia vita c’è troppo dolore, ma lui non mi ascolta» ha detto Ayedi ai volontari che attendevano con lui. «La domenica mattina chiamando il Pronto soccorso abbiamo saputo che era da poco deceduto».

A seguito di questo tragico evento, il direttore della Caritas, il diacono Giustino Trincia, ha chiesto un incontro urgente con la Regione Lazio e il Comune di Roma, scrivendo agli assessori competenti per la Sanità e le Politiche sociali.

Un testo per «denunciare, rappresentare e condividere le gravissime condizioni nelle quali con sempre maggiore frequenza vengono a trovarsi le persone fragili in generale e, nello specifico i senza dimora, una volta dimessi dalle strutture ospedaliere».

«La drammatica vicenda – scrive Trincia – ci obbliga ad alzare forte la nostra voce e ad affermare l’urgenza di una iniziativa da parte delle istituzioni pubbliche che hanno doveri e responsabilità non declinabili ad altri». «Non ci si può rassegnare alla perdita di una vita umana, al primato degli automatismi delle procedure e dei processi organizzativi e al primato del paradigma economico nella gestione di servizi essenziali».

La Caritas non chiede il prolungamento della degenza nelle strutture ospedaliere «anche se ribadiamo che in certi casi non è giusto dimettere senza alcuna considerazione» ma chiede un tavolo tecnico con la definizione di un Protocollo di gestione delle dimissioni delle persone socialmente fragili «che preveda con precisone le procedure da attuare ogni qual volta l’ente ospedaliero si trova a dover effettuare delle dimissioni protette di persone fragili». A questo va aggiunta l’individuazione e la realizzazione di strutture che mettano a disposizione l’accoglienza e la loro professionalità nell’accompagnare la persona fragile al superamento della malattia.

«Tra la fase acuta di una malattia e la guarigione ci sono tutta una serie di attenzioni verso la persona che non sono solo di natura farmacologica ma anche e soprattutto di natura umana. Dalle malattie non si guarisce all’improvviso, per questo bisogna garantire alle persone fragili la possibilità di poter trascorrere la cosiddetta convalescenza in strutture apposite che possano accoglierle e accompagnarle nella lenta riemersione dai fondali della sofferenza».

15 novembre 2021

La Missa pro natione gallica

Il presidente Macron a San Giovanni a giugno del 2018

È una storia che viene da lontano quella che lega la basilica di San Giovanni in Laterano alla Francia. Ed è proprio per questo che lunedì pomeriggio il cardinale vicario Angelo De Donatis celebrerà, alle ore 17, la Missa pro natione gallica, alla presenza dell’ambasciatrice di Francia presso la Santa Sede, Elisabeth Beton Delègue.

È intorno al 1300 che si stringe il legame tra la Francia e la Chiesa. In quel periodo inizia la costruzione del ciborio della basilica, pagata da re Carlo V (1338-1380): lo stemma del monarca è ancora visibile sul ciborio stesso. Nel 400, re Luigi XI (1423-1483) donò al Capitolo della basilica importanti redditi nel sud della Francia. Successivamente Enrico IV regalò l’abbazia di San Pietro di Clairac, sempre nel sud della Francia (diocesi di Agen). Dal canto suo il Capitolo lateranense, per ringraziare il sovrano, fece scolpire una sua stata in bronzo, e insignì il re del titolo di protocanonico d’onore. Ancora oggi, ogni anno, il 13 dicembre, data di nascita di Enrico IV, nella cattedrale si celebra la “Missa pro natione gallica”.

Nel 1950, la tradizione di prendere possesso del titolo è stata ripresa dal presidente René Coty, ne hanno poi seguito l’esempio Charles De Gaulle, Valery Giscard d’Estaing, Jacques Chirac e in tempi recenti Nicolas Sarkozy ed Emmanuel Macron. Non hanno accettato la nomina invece Georges Pompidou, successore del Generale De Gaulle all’Eliseo e i socialisti Francois Mitterand e Francois Hollande.

12 dicembre 2020

La Messa per san Luca patrono dei medici

Si terrà il prossimo mercoledì 18 ottobre, alle ore 18, presso la basilica di Sant’Antonio al Laterano, la Messa per san Luca evangelista e medico, patrono dei medici. La celebrazione è pensata in modo particolare per tutti i medici e gli operatori sanitari e sarà presieduta dal vescovo ausiliare Benoni Ambarus.

17 ottobre 2023

La Messa per san Giovanni Paolo II in occasione dei 10 anni della canonizzazione

Foto Vatican Media

Dal 16 ottobre 1978 viene chiamato Papa Wojtyla. Dal 27 aprile 2014 è san Giovanni Paolo II. Per celebrare il decimo anniversario della canonizzazione – che fu presieduta da Papa Francesco e coincise con quella di san Giovanni XXIII –, sabato 27 aprile, alle ore 17, nella basilica di San Pietro, si terrà una Messa di ringraziamento; a presiederla sarà il cardinale Giovanni Battista Re, decano del collegio cardinalizio. Invita tutti partecipare il cardinale vicario Angelo De Donatis, con una lettera indirizzata ai sacerdoti, ai diaconi permanenti, alle religiose, ai religiosi, ai responsabili di gruppi, associazioni, movimenti e confraternite e a tutto il popolo di Dio di Roma, «per dimostrare ancora una volta questo amore della diocesi nei confronti del suo Vescovo».

In proposito ricorda due episodi che uno dei suoi predecessori, il cardinale vicario Ugo Poletti, «soleva raccontare riguardo san Giovanni Paolo II e Roma, connessi tra di loro». Il primo, scrive il vicario, si riferisce al 22 ottobre 1978: «Nel giorno dell’inizio del suo ministero di Pastore Universale della Chiesa, in piazza San Pietro, quando il cardinale si inginocchiò davanti al Papa per l’atto di obbedienza, egli, sorridente e compiaciuto, esclamò: “Ecco Roma!”, manifestando così già da subito una predilezione per la nostra diocesi». Ancora, «alla prima udienza privata – riprende De Donatis – il Papa chiese al cardinale di aiutarlo a conoscere Roma in tutte le sue componenti, la sua realtà cristiana, spirituale, umana e civile, ed il cardinale Poletti gli rispose con la semplicità e la profondità di pensiero che lo contraddistingueva: “Santo Padre, ami Roma e Roma, sentendosi amata, l’amerà!».

Da allora, sono ancora le parole del cardinale De Donatis, «iniziò l’amore del Romano Pontefice per la sua diocesi di Roma, che si intensificò ed andò aumentando sempre di più, di giorno in giorno! Possiamo dire con assoluta certezza che san Giovanni Paolo II ha amato molto Roma ed i suoi abitanti, e la Città Eterna ha ricambiato fortemente questo amore! Questo rapporto intercorso tra san Giovanni Paolo II e la sua diocesi è stato caratterizzato da una presenza vicina, attenta, autentica, segnata da un tratto umano pieno di affetto».

Un amore testimoniato dalle numerose visite alle parrocchie romane, «i momenti più significativi e intensi dell’incontro con il Padre». Negli oltre 26 anni di pontificato, Wojtyla ha infatti visitato ben 301 parrocchie e quando le condizioni di salute nel 2002 non gli consentirono più di girare troppo per la città, iniziò ad invitare le comunità parrocchiali in Vaticano: 16 comunità si recarono nell’Aula Paolo VI.

«Questo tratto di vicinanza e di familiarità traspare come filo d’oro dei ricordi custoditi nei cuori dei romani – sottolinea ancora De Donatis –. Egli aveva la capacità di ascoltare sia le gioie che le inquietudini che viveva il popolo di Dio, attraverso la concretezza della vita parrocchiale, per formulare poi le risposte che andavano anche oltre le realtà locali. In questo modo le parrocchie visitate dal Papa diventavano una vera Cattedra di Pietro dalla quale si sentiva la voce del Vescovo di Roma come Pastore della Chiesa Universale».

Per il 27 aprile, i sacerdoti che lo desiderano potranno concelebrare, portando con sé camice e stola bianca.

La lettera del cardinale vicario

4 aprile 2024

La Messa per il patrono della Polizia Penitenziaria

Foto Polizia Penitenziaria

Basilide era un soldato dell’esercito romano ai tempi di Settimio Severo, una sorta di guardia carceraria incaricata di accompagnare i condannati a morte al patibolo. Tra questi c’era la giovane Potamiena, condannata alla pena capitale poiché aveva rifiutato di abiurare alla fede cristiana. Durante il tragitto, Basilide la protesse, impedendo che venisse oltraggiata dalla folla. Questo gesto commosse la futura santa, che promise al soldato di intercedere per lui davanti a Dio, quando sarebbe giunta in Paradiso. Pochi giorni dopo, lo stesso Basilide si dichiarò cristiano, fu battezzato e poi condannato a morte per decapitazione.

San Basilide è il patrono del Corpo di Polizia Penitenziaria e la memoria liturgica si celebra il 30 giugno. Per l’occasione il vescovo Benoni Ambarus, delegato per l’Ambito della diaconia della carità, presiederà la Messa mercoledì 3 luglio alle 18 nella basilica di San Giovanni in Laterano. Al termine della cerimonia, sul sagrato della cattedrale di Roma avrà luogo un concerto della Banda musicale del Corpo della Polizia Penitenziaria, aperto al pubblico, ad accesso libero e gratuito.

29 giugno 2024

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