28 Giugno 2026

La grazia di evangelizzare: gli orientamenti pastorali per il nuovo anno

Evangelizzare. Questa è la parola d’ordine per la Chiesa di Roma, questo il termine attorno al quale ruota il discorso che il cardinale vicario Angelo De Donatis ha pronunciato questa sera, durante i Vespri nella solennità di San Giovanni Battista, nella basilica di San Giovanni in Laterano. Il pomeriggio si è aperto con la Messa con la celebrazione dei giubilei sacerdotali di quanti festeggiano quest’anno il venticinquesimo, il cinquantesimo e sessantesimo di ordinazione, alle ore 17.30. Poi, alle 19.30, il porporato ha presieduto la preghiera dei Vespri, durante la quale ha consegnato gli orientamenti pastorali per il nuovo anno.

«Sento un grande desiderio – ha esordito il vicario – di invitarvi a chiedere insieme al Signore una grazia fondamentale, perché da essa dipende il presente e il futuro della nostra Chiesa di Roma: la grazia di evangelizzare. Forse questo tempo ci ha aiutato a comprendere ancora più chiaramente che evangelizzare non è prima di tutto un’iniziativa umana, ma è una grazia che il Signore ci dona nel momento in cui lo accogliamo nella nostra vita. Nasce dall’entusiasmo traboccante che ci è riversato nel cuore quando Egli apre i nostri occhi e si mostra vivo».

L’evangelizzazione va declinata, in concreto, in modi diversi. Innanzitutto, all’interno della comunità parrocchiale stessa. «La comunità parrocchiale si lasci evangelizzare dalla Parola di Dio – è l’invito del vicario –; durante l’anno vengano proposti momenti forti di ascolto della Parola, in parrocchia, soprattutto in una forma che coinvolga insieme tutta la comunità cristiana». Ancora, importante lasciarsi evangelizzare «dalla testimonianza dei fratelli», favorendo «in parrocchia le occasioni in cui i cristiani condividono fraternamente la memoria dell’incontro che ciascuno ha vissuto con il Signore Risorto». Le équipe pastorali dovranno continuare il loro percorso di formazione mensile, on line; il testo di riferimento per questo nuovo anno pastorale sarà “L’arte di guarire”, di don Fabio Rosini. Da proseguire anche la mappatura del territorio.

«Invito tutti i cristiani – esorta il cardinale De Donatis – a continuare ad allacciare relazioni con le persone che non partecipano abitualmente alla vita della parrocchia, ad ascoltarle e a dialogare con loro con l’atteggiamento dell’umiltà, del disinteresse, cioè dell’amore di amicizia, testimoniando la beatitudine che l’incontro con il Signore ci ha messo nel cuore. Ognuno di noi provi a proporre il kerigma dell’amore di Dio alle persone che incontra nei diversi luoghi di vita».

Ancora, da verificare quanto si fa per l’ascolto dei giovani, dei poveri, delle famiglie. Riferendosi a queste ultime, in particolare, il cardinale ricorda l’appuntamento di giugno 2022 con l’Incontro Mondiale delle Famiglie, che sarà preparato «da un cammino proposto a tutte le famiglie romane – specifica il porporato – e che consiste soprattutto nell’utilizzo di un sussidio per le catechesi, accompagnato da brevi video del Papa sull’Esortazione Apostolica Amoris Laetitiae. Continuiamo a incoraggiare e sostenere la dimensione familiare della vita cristiana, attraverso le proposte per la preghiera e la catechesi dei bambini in famiglia».

A sottolineare il discorso del cardinale, anche una pagina del Vangelo di Luca, letta da Emilio Fabio Torsello, giornalista e ideatore del progetto letterario “La Setta dei Poeti estinti” con Mara Sabia, attrice e docente, che invece ha letto la testimonianza di Monia. Una donna, quest’ultima, nata in una famiglia non credente, che con il tempo si è avvicinata alla fede grazie all’incontro con un sacerdote accogliente. «Guardate come è cambiata la Chiesa nei quarant’anni di vita di Monia – ha commentato il cardinale De Donatis –. Da Chiesa inflessibile che non ammette eccezioni, a comunità che accoglie senza giudicare una coppia giovane non sposata con un bambino e che si preoccupa piuttosto di annunciare loro il kerigma, alla Chiesa che affida a questa stessa coppia il ministero del catechista proprio per accompagnare i bambini e le famiglie nell’iniziazione cristiana».

Leggi l’intervento del cardinale vicario

Scarica il libretto dei Vespri

24 giugno 2021

La grande presenza di sacerdoti e religiose/i non italiani nel Lazio: una ricchezza missionaria

Da tempo i Centri missionari diocesani del Lazio sono stati invitati a verificare nelle proprie realtà locali la presenza di sacerdoti e religiose/i non italiani. L’obiettivo è quello di cercare di capire come valorizzarli, in un’ottica missionaria, sia all’interno delle diocesi che delle singole comunità.

Partendo proprio da quest’analisi, i Centri missionari diocesani del Lazio hanno cominciato a confrontarsi – lunedì 17 aprile – ad Albano, durante l’incontro della Commissione missionaria regionale presieduta da monsignor Vincenzo Viva, vescovo di Albano e vescovo delegato regionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese.

Don Mariano Salpinone, segretario regionale della Commissione, ha aperto i lavori dando il benvenuto alle diocesi presenti: Tivoli e Palestrina, Porto Santa Rufina, Civita Castellana, Roma, Gaeta, Sora-Cassino-Pontecorvo, Albano. Ha partecipato anche una rappresentanza del Segretariato unitario di animazione missionaria (Suam).

Dal confronto su come valorizzare chi arriva in Italia dall’estero e si mette a servizio delle tante realtà ecclesiali presenti nel Lazio, è stata tratteggiata una realtà variegata.

Dai sacerdoti non italiani presenti nella diocesi di Albano, per esempio, sono emersi aspetti positivi dell’esperienza: la diocesi segue la loro formazione spirituale, il loro accompagnamento e probabilmente i presbiteri vivono l’esperienza con un senso di gratitudine verso la Chiesa italiana che li accoglie.

Esperienze positive anche nelle diocesi di Gaeta, Civita Castellana, Tivoli, Porto Santa Rufina.

Più complessa l’analisi per la diocesi di Roma, per una numerosa presenza di presbiteri non italiani studenti, e la presenza di case generalizie di tante congregazioni e istituti religiosi che non consentono un censimento facile.

In che modo accogliere e come aiutare per far vivere queste esperienze in modo arricchente, sia per i singoli sia per l’intera comunità che cerca di vivere l’esperienza di scambio? Qual è l’aspetto missionario che scaturisce da questa esperienza ? Come valorizzarlo? Ci sono criticità che emergono? Quanti presbiteri accogliamo rispetto a quanti partono fidei donum?

A queste e a tante altre domande, i direttori dei Centri missionari del Lazio, unitamente a tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose non italiane, proveranno a rispondere in uno spirito di condivisione delle esperienze, in un incontro regionale, primo nella sua realizzazione, che si terrà a Roma il 25 settembre prossimo, in vista anche dell’Ottobre missionario.

La finalità è quella di mantenere aperto un tavolo di riflessione pastorale, cercando adeguate risposte e valide prospettive, volte a una maggiore valorizzazione di questa esperienza di cooperazione missionaria tra Chiese. (Annarita Turi)

19 aprile 2023

La Giornata pro orantibus

Foto di Cristian Gennari

«In questa giornata chiediamo allo Spirito Santo il coraggio di offrire a Dio ed ai fratelli ciò che siamo, sapendo che l’offerta della nostra povera vita, sarà moltiplicata dall’abbondanza della sua misericordia». Così il cardinale vicario Angelo De Donatis scrive alla comunità monastiche della diocesi di Roma, in occasione della Giornata Pro Orantibus, che si celebra oggi.

In questa Giornata la Chiesa universale prega per i “contemplativi”, cioè coloro che dedicano la loro vita alla preghiera. Fu Pio XII, nel 1953, a istituire la Giornata, legata alla memoria liturgica della Presentazione di Maria al Tempio.

21 novembre 2022

La Giornata per le vittime della strada

«Sappiamo bene quanto può essere grande il dolore di una famiglia che ha perso uno dei propri cari in un incidente stradale, avvenimento che purtroppo non è né raro né eccezionale. Sono tante, troppe, le vite prematuramente troncate da incidenti, che impongono alla Chiesa l’urgenza spirituale di accompagnare le famiglie costrette ad affrontare un lutto così grave e improvviso, nonché di sostenere, sia umanamente che spiritualmente, coloro che sono stati lesi in maniera più o meno grave da eventi di questo tipo e la cui vita ne è stata segnata in modo indelebile». Il vescovo Benoni Ambarus riflette su queste tematiche all’approssimarsi della Giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada, istituita dall’Onu, che si celebra la terza domenica del mese di novembre.

Domenica 19 novembre, annuncia quindi il vescovo Ambarus, «si può inserire nella preghiera universale della Messa una intenzione particolare, quale segno di vicinanza a coloro che hanno dovuto affrontare questa difficile prova e di sostegno alle iniziative di ambito educativo per promuovere comportamenti più responsabile da parte degli automobilisti». A livello diocesano, inoltre, viene celebrata la Messa domenica prossima alle ore 16 al Nuovo Santuario della Madonna del Divino Amore, «durante la quale pregheremo in particolare per colore che hanno perso la vita e per i loro familiari».

10 novembre 2023

La Giornata per la custodia del creato

Sarà celebrata il primo settembre, come indicato dalla Cei, la Giornata per la custodia del creato. Inoltre, a partire dal 2015, Papa Francesco ha indicato per la stessa data la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato. Un tema sul quale la diocesi di Roma è impegnata grazie al lavoro dell’Ufficio di pastorale sociale e del lavoro, giustizia, pace e salvaguardia del creato. Sul sito internet dell’Ufficio si trovano anche i testi di riferimento.

Di seguito la riflessione sulla Giornata di quest’anno di monsignor Francesco Pesce, direttore dell’Ufficio diocesano.

Ogni anno facciamo memoria della bellezza della Creazione. Ricordati è l’invito di Mosè per sapere quello che avevi nel cuore. Ricordare il bene ricevuto, una bella storia, non solo personale. Il Tempo del Creato ci aiuterà a riflettere che non è solo Memoria, perché è facile dimenticare la storia ma un Memoriale, cioè un cibo, un pane nel quale c’è lui con il sapore del Suo amore; l’Eucarestia sostiene la nostra memoria a volte delusa, e ingannata.

Celebrare l’eucaristia ci ricorda Il più antico testo sull’Eucaristia – la Lettera ai Corinzi, vuole insegnarci come vivere. Si vive consegnandosi, consegnando ogni giorno a Lui la propria storia, senza difendersi, come ha fatto Gesù, come hanno fatto gli apostoli.

Il Tempo del Creato ci può aiutare a tener saldo il rapporto tra l’Eucaristia e la carità. I discepoli, di fronte alla fame della moltitudine sono stati tentati di far finta di niente, tentati di allontanare il problema, che erano persone, volti, storie concrete. Deturpare il Creato si può fare in tanti modi: quando facciamo finta di non vedere ciò che poi abbiamo sotto gli occhi, quando per tacitare la nostra coscienza, diciamo tanto è impossibile cambiare le cose, quando ci chiudiamo dentro il nostro benessere. Accogliamo con fiducia quello che scrivono i vescovi italiani nel loro messaggio: “La condivisione così può diventare stile di cittadinanza, della politica nazionale e internazionale, dell’economia: da quel pane donato può prendere forma la civiltà dell’amore”.
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30 settembre 2022

La Giornata per la Carità del Papa: la lettera del cardinale vicario

Si avvicina la solennità dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, e con questa la tradizionale “Giornata per la Carità del Papa”, celebrata da tutte le diocesi del mondo. Lo ricorda il cardinale vicario Angelo De Donatis, che per l’occasione ricorda come la raccolta di offerte destinate alle opere di carità scelte dal Santo Padre sarà anticipata a domenica 27 giugno.

«Quella dell’Obolo – scrive il vicario – è una storia antica e moderna allo stesso tempo. Antica perché ha radici evangeliche. I primi cristiani che si riunivano intorno agli apostoli mettevano infatti in comune le loro sostanze per venire incontro alle necessità dei fratelli più deboli e bisognosi ed è nell’ottavo secolo comunque che gli anglosassoni ‘inventano’ il cosiddetto Denarius Sancti Petri a favore del successore di Pietro. Moderna perché l’Obolo così come lo conosciamo oggi è stato normato dal Beato Pio IX con l’Enciclica Saepe venerabilis emanata nel 1871, dopo che la Santa Sede si era trovata in uno stato di particolare debolezza e vulnerabilità materiale in conseguenza della fine dello Stato pontificio. In tutte le Chiese del mondo ogni singolo fedele è invitato ad offrire il suo contributo, piccolo o grande a seconda della propria disponibilità e generosità, in favore del Papa».

Come di consueto, il soci del Circolo di San Pietro collaboreranno, per quanto loro possibile e in accordo con la diocesi, alla raccolta, che potrà essere consegnata direttamente a loro o versata presso l’Amministrazione del Vicariato.

Leggi il testo integrale della lettera

3 giugno 2021

La Giornata per la carità del Papa: l’appello del vicario a «un gesto di fraternità»

Compiere «un gesto di fraternità» e partecipare così «all’azione del Papa a sostengo dei più bisognosi e delle comunità ecclesiali in difficoltà e che si rivolgono alla Sede Apostolica». Lancia l’appello «a ogni fedele» il cardinale vicario Angelo De Donatis, in vista di sabato 29 giugno. Nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, si tiene infatti l’annuale Giornata per la carità del Papa.

In ogni chiesa di Roma, in pratica, si terrà una colletta il cui ricavato sarà destinato alle opere di carità del Santo Padre. I soci del Circolo San Pietro collaboreranno, in accordo con la diocesi, alla raccolta, che potrà essere consegnata al sodalizio o versata presso l’amministrazione del Vicariato.

«Il nostro vescovo – sottolinea il cardinale De Donatis – sempre ci richiama all’attenzione ai poveri, ai fratelli e alle sorelle “scartati” dalla società e sempre ci chiede di essere solidali con loro dandoci per primo l’esempio. In questa sua attenzione non vogliamo lasciarlo solo ma desideriamo rafforzare l’impegno di condivisione, che attraversa tutta la Chiesa, nel suo farsi prossima ad ogni uomo».

27 giugno 2019

La Giornata per la Carità del Papa

Il 29 giugno si celebra in tutte le Chiese del mondo la Giornata per la Carità del Papa. Di seguito la lettera inviata dal vicario generale Angelo De Donatis alla diocesi di Roma:

Carissimo,

come è ormai tradizione in occasione della Solennità dei Santi Pietro e Paolo celebreremo la “Giornata per la Carità del Papa” insieme con tutte le Diocesi del mondo. Venerdì 29 giugno siamo invitati a contribuire alle tante opere di carità che il Santo Padre realizza in tutto il mondo venendo in soccorso di quanti sono afflitti dalla povertà.

«Non amiamo a parole ma con i fatti», «La carità è seminare speranza», «È misericordioso quello che sa condividere e anche compatire i problemi delle altre persone”: sono queste alcune delle frasi pronunciate da Papa Francesco per spiegare ai fedeli la misericordia, la carità, la solidarietà, la speranza, la condivisione, valori strettamente legati alla tradizionale colletta dell’Obolo di San Pietro.

Ti chiedo la carità di sensibilizzare i fedeli sull’importanza ed il significato di questa Giornata.

I Soci del Circolo di San Pietro collaboreranno, per quanto loro possibile e in accordo con la Diocesi, alla raccolta, che potrà essere consegnata direttamente a loro o versata presso l’Amministrazione del Vicariato.

Certo che non mancherà il tuo impegno, invoco la protezione di Maria Salus Populi Romani su di te e sulla tua comunità e di cuore ti benedico.

 

Angelo De Donatis

Vicario Generale di Sua Santità

per la Diocesi di Roma

La Giornata per la Carità del Papa

Mercoledì 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, la diocesi celebra la Giornata per la Carità del Papa.

«Siamo invitati a contribuire alle tante opere di carità che il Santo Padre realizza in tutto il mondo venendo in soccorso di quanti sono afflitti dalla povertà e dalla guerra», scrive il cardinale vicario Angelo De Donatis nella lettera rivolta per l’occasione alla comunità ecclesiale della diocesi. «Il nostro Vescovo sempre ci richiama all’attenzione ai poveri, ai fratelli e alle sorelle “scartati” dalla società e ci spinge ad essere solidali con loro. In questa sua attenzione non vogliamo lasciarlo solo ma desideriamo rafforzare l’impegno di condivisione, che attraversa tutta la Chiesa, nel suo farsi prossima ad ogni uomo. Con questo spirito – sottolinea il porporato – ti invito pertanto a prender parte alla colletta per la Carità del Papa, certo che saprai trovare il modo giusto di sensibilizzare i fedeli della tua comunità sull’importanza ed il significato di questa Giornata».

I soci del Circolo San Pietro collaboreranno, per quanto loro possibile e in accordo con la Diocesi, alla raccolta, che potrà essere consegnata direttamente a loro o versata presso l’Amministrazione del Vicariato.

22 giugno 2022

La Giornata per la carità del Papa

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Si celebra domenica 30 giugno la Giornata per la carità del Papa e tutti «siamo invitati ad offrire il nostro contributo per sostenere il Santo Padre nella sua azione di aiuto ai tanti poveri che si rivolgono a lui e che sono in difficoltà in ogni parte del mondo». Lo scrive il vicegerente della diocesi, il vescovo Baldo Reina, nella lettera indirizzata per l’occasione a parroci, rettori, sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi e fedeli laici della diocesi.

Come di consueto, collaborano con la diocesi di Roma nella raccolta i soci del Circolo S. Pietro: quanto raccolto potrà essere consegnato direttamente a loro o versato presso l’Amministrazione del Vicariato.

A livello complessivo nel 2022 le entrate dell’Obolo di San Pietro sono ammontate a 107 milioni di euro. Di questi, 43,5 milioni sono arrivati da donazioni pervenute attraverso la raccolta effettuata in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo in tutte le diocesi del mondo, dalle offerte dei fedeli e dai lasciti ereditari a favore dell’Obolo stesso o direttamente del Papa. In particolare il 63% è arrivato dalle diocesi, il 29% da fondazioni, il 5,5% da offerenti privati e il 2,5% dagli ordini religiosi.

La lettera del vicegerente

7 giugno 2024

La Giornata per la carità del Papa

“Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti”( 1 Ts 3,12). Questo è il versetto che accompagnerà la Giornata per la carità del Papa 2026, che ricorre il 28 giugno. Nella nostra diocesi verrà celebrata il giorno successivo, lunedì 29 giugno, in coincidenza con la solennità dei santi patroni di Roma, i santi apostoli Pietro e Paolo. In quella data, le offerte raccolte durante le Messe verranno donate per l’obolo di San Pietro: un’offerta di grande valore simbolico perché manifesta il senso di appartenenza alla Chiesa e di amore e fiducia per il Santo Padre.

«La finalità dell’obolo di San Pietro – ricorda il cardinale vicario Baldo Reina – è quella di sostenere la missione del Santo Padre che si estende al mondo intero, dall’annuncio del Vangelo alla promozione dello sviluppo umano integrale, dell’educazione, della pace, della fratellanza tra i popoli». Ancora, sottolinea il vicario, si contribuisce, attraverso l’Obolo, a «rendere possibili le opere caritative in favore di persone e famiglie in difficoltà, come popolazioni colpite da calamità naturali, da guerre o che necessitano di assistenza umanitaria o sostegno allo sviluppo».

A Roma, il Circolo San Pietro da anni promuove nelle parrocchie la raccolta e si occupa di farla pervenire alla Santa Sede per le finalità previste. «Esprimiamo la comunione con il nostro vescovo – è l’esortazione del cardinale – anche attraverso questo gesto di carità, che raggiunge i nostri fratelli più bisognosi».

L’obolo, cioè la donazione al Papa, nasce in modo stabile nel VII secolo con la conversione degli anglosassoni ed è legato alla festa di san Pietro, l’apostolo a cui Gesù affidò la Chiesa. Nei secoli successivi si diffonde in tutta Europa con l’espansione del cristianesimo, diventando un gesto di riconoscenza e devozione verso il Papa, segno di unità della Chiesa e di partecipazione dei fedeli alla sua vita.

22 giugno 2026

La Giornata per l’Africa nella diocesi di Roma

«L’anniversario della nascita dell’Organizzazione dell’Unità Africana (Oua), fondata il 25 maggio 1963 ad Addis Abeba e divenuta dal 2002 Unione Africana (Ua), rappresenta l’occasione privilegiata per riflettere sull’importanza del nostro partenariato con un continente, quanto a dimensioni, tre volte l’Europa, valorizzandone la varietà, la ricchezza storica, artistica, culturale e politica». Padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio per la cooperazione missionaria tra le Chiese, presenta così la Giornata per l’Africa, che si celebra oggi. In questo contesto, il prossimo 11 giugno, a partire dalle 17.30, presso il monastero di San Gregorio al Celio, l’Ufficio diocesano propone una giornata di riflessione sul tema “Uno sguardo decolonizzato sul continente africano e la cooperazione”. Al pomeriggio di studio interverranno il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo metropolita emerito di Agrigento; Chiara Castellani, medico cooperante in Africa; Luca Attanasio, giornalista geopolitico; Matteo Giusti, giornalista africanista. Modererà con Mario Zanotti, monaco camaldolese.

«Le frizioni Est-Ovest – riflette padre Albanese in un editoriale pubblicato oggi da Avvenire – hanno acutizzato, con declinazioni diverse, anche in Africa, la polarizzazione e le perturbazioni, portando all’inflazione, all’aumento dei tassi d’interesse, al rischio di recessione e al crescente aumento dell’esclusione sociale. Sta di fatto che persistono le politiche predatorie da parte di potentati stranieri di vario genere. Oltre alle ex potenze coloniali, oggi esercitano un’azione invasiva gli interessi cinesi, russi, statunitensi, turchi, dei Paesi del Golfo. Inoltre, pesano, sia la fragilità dei sistemi di governo locali, come anche la limitatezza di strumenti finanziari. A questo riguardo gli analisti ritengono che lo sviluppo del continente africano debba passare attraverso l’apporto del credito internazionale, nonché di un’ampia politica di ristrutturazione dei debiti sovrani di interi Paesi».

«Si tratta di temi importanti – aggiunge – che non possono prescindere dalla cosiddetta economia sommersa. Ogni anno quasi 90 miliardi di dollari, equivalenti a poco meno del 4% del pil africano, viene trafugato sottoforma di flussi finanziari illeciti (Iff), vale a dire movimenti illegali di denaro e beni attraverso le frontiere che risultano, alla prova dei fatti, illegali nella fonte, nel trasferimento o nell’uso del denaro. Se a tutto ciò aggiungiamo i devastanti effetti del global warming, il continente rischia la marginalizzazione. L’unico vero antidoto è rappresentato dalla sua capacità di creare un’effettiva sinergia tra i Paesi della Ua che, proprio quest’anno, celebra i suoi 60 anni dalla fondazione del suo predecessore, l’Oua».

25 maggio 2023

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