28 Giugno 2026

La Festa degli oratori estivi

Avviati già da questa settimana in moltissime parrocchie della diocesi gli oratori estivi, che ogni anno, alla chiusura delle scuole, accolgono migliaia di bambini e ragazzi. Tutti si ritroveranno il prossimo 20 giugno per la tradizionale Festa degli oratori estivi al parco divertimenti di Zoomarine, alle porte di Roma. Una giornata organizzata dal Centro oratori romani (Cor), all’insegna del divertimento, ma anche dell’incontro e della condivisione.

L’appuntamento è per le 9.30, quando prenderà il via l’accoglienza. A inaugurare ufficialmente la festa poi sarà il vescovo ausiliare del settore Sud Dario Gervasi, che porterà il saluto a bambini, ragazzi e ai tanti animatori a servizio di questo appuntamento che da oltre 10 anni accompagna l’esperienza estiva delle parrocchie. Quindi, all’interno del parco divertimenti bambini e animatori potranno godere di tante attrazioni, «sperimentando anche in questa occasione la bellezza di sentirsi parte della grande famiglia dell’oratorio», affermano dal Cor.

A guidare il cammino degli oratori estivi sarà il sussidio realizzato anche quest’anno dalla diocesi di Roma, dal titolo “L’Isola del Tesoro”, adottato da moltissime comunità. L’obiettivo: proporre, in uno speciale cammino di crescita, un’avventura estiva capace di coinvolgere piccoli e grandi, nella ricerca di un “tesoro” per il quale valga la pena spendere tutte le energie, a partire dai propri talenti. Il sussidio 2024, progettato dall’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile e coordinato dal Cor, è stato realizzato negli ultimi mesi da una ampia redazione con la partecipazione di Acr Roma, Agesci Regione Lazio e Anspi Roma, insieme a giovani animatori e sacerdoti delle parrocchie romane.

18 giugno 2024

La Festa degli oratori del Lazio

La Regione Lazio organizza per venerdì 29 maggio, dalle 16.30, nella propria sede di piazza Oderico da Pordenone, l’iniziativa “Festa degli oratori: storie che illuminano il Lazio”, con l’obiettivo di valorizzare i progetti realizzati a seguito degli avvisi per i finanziamenti regionali destinati agli oratori, che hanno coinvolto centinaia di parrocchie delle diocesi di Roma e del Lazio.

«L’evento – spiega una nota – sarà un momento festoso e partecipato, dedicato alle testimonianze di ragazzi, parroci ed educatori, per mettere in luce gli impatti sociali ed educativi che caratterizzano le realtà degli oratori. La partecipazione delle parrocchie, dei giovani e delle famiglie – alla presenza del cardinale vicario Baldassare Reina e del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, contribuirà a dare voce alle esperienze maturate nei territori, in un’occasione di condivisione e valorizzazione del ruolo educativo e comunitario degli oratori nel Lazio».

Le parrocchie, le famiglie, i giovani che intendono partecipare all’evento nella Sala Tirreno della Regione sono invitati a compilare il form. Ingresso pedonale in piazza Oderico da Pordenone 15.

24 maggio 2026

La Festa de Noantri 2024

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Era il 1535 e alcuni marinai, al largo di Fiumicino, videro una cassa galleggiante sul Tevere, portata da una tempesta. All’interno, una statua della Vergine Maria, in legno, perfettamente intatta. La portarono in processione fino alla chiesa di San Crisogono. Nacque così la devozione verso la “Madonna Fiumarola”, come fu subito chiamata l’immagine mariana. Da allora la statua ha cambiato varie sedi, ma sempre all’interno di chiese trasteverine, fino a trovare l’attuale collocazione nella chiesa di Sant’Agata. Qui, oggi, iniziano le celebrazioni che danno il via alla Festa de Noantri.

In programma la Messa delle 9 presieduta da don Paolo Asolan, rettore della chiesa di Sant’Agata; la celebrazione delle 11, guidata dal primicerio dell’Arciconfraternita don Renato Tarantelli Baccari, e il pontificale delle 17 affidato al vescovo Michele Di Tolve, rettore del Seminario Romano Maggiore.

L’immagine mariana verrà poi portata in processione sabato 20 al termine della Messa presieduta alle 16.30 dall’arcivescovo Vittorio Francesco Viola, segretario del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Ogni anno, la statua, issata su una grande “macchina”, indossa un abito sontuoso realizzato da un noto stilista. Quest’anno sarà la volta di Filippo Sarcinelli della maison Container_Zerozero. Tra le novità della Festa de Noantri 2024, la celebrazione in lingua corsa che giovedì 25 luglio si terrà nella chiesa di Sant’Agata.

La conclusione è prevista per domenica 28 luglio, con la tradizionale processione della Madonna Fiumarola, che sarà presieduta dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede. La statua, a bordo di un natante dei Vigili del fuoco, partirà dal Circolo canottieri Lazio e attraverserà il Tevere in direzione Trastevere. Arriverà all’imbarcadero di Ponte Garibaldi.

16 luglio 2024

La fede come “porto sicuro”: i nuovi italiani trovano identità in parrocchia

Si sentono italiani tanto quanto si sentono legati alle proprie origini, e non vivono questa doppia appartenenza come un conflitto ma come una condizione stabile e strutturale. È questo uno dei dati più rilevanti della ricerca “I nuovi italiani nelle diocesi del Lazio”, condotta dall’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo – IRIAD e promossa dalla Conferenza episcopale laziale, presentata ieri sera, venerdì 8 maggio, nella parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina, dopo la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina; tra i concelebranti anche il vescovo monsignor Stefano Sparapani e i direttori degli Uffici Migrantes delle diocesi del Lazio. A moderare l’incontro di presentazione è stato invece don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi; erano presenti oltre 200 persone, tra cui tantissimi giovani.

Lo studio — seconda fase di un lavoro avviato nel 2024 dalla Diocesi di Roma — ha coinvolto 1.083 giovani tra i 12 e i 19 anni nelle scuole secondarie di tutto il Lazio, di cui 353 con background migratorio. “Seconde generazioni” che non sono però un blocco uniforme: i figli di coppie miste (un solo genitore straniero) mostrano infatti valori, pratiche linguistiche e reti relazionali molto vicini a quelli dei coetanei di famiglia italiana. E se proprio la famiglia è il riferimento centrale per tutti i gruppi, è la religione l’area di massima distanza: importante per il 60% fra i figli di stranieri e solo per il 22% fra quelli degli italiani, con tassi di pratica religiosa più che tripli per i primi.

Lo studio – illustrato dai ricercatori Francesca Farruggia e Fabrizio Battistelli davanti ad un’ampia platea con tanti dei ragazzi coinvolti – mostra che le famiglie straniere trasmettono soprattutto valori quali la fede religiosa, la tradizione e l’impegno (con una responsabilizzazione precoce dei loro figli): ragazzi che sono fieri di tali principi, ma al tempo stesso ambiscono anche ai valori più ricercati dai loro pari italiani (il benessere, la libertà, l’amore). La scuola è l’istituzione più inclusiva, luogo di formazione delle amicizie per oltre l’83% dei giovani in tutti i gruppi, ma anche l’ambiente in cui il 30% dei giovani con background migratorio dichiara di aver subito trattamenti discriminatori, con il picco alle scuole medie. Le reti amicali dei figli di stranieri sono le più aperte, distribuite equamente tra italiani, coetanei di altre origini e connazionali, mentre gli italiani frequentano in larga misura solo altri italiani.

Per chi è nato in contesto migratorio la vera frattura – hanno sottolineato i ricercatori – emerge quando si passa dall’auto-percezione al riconoscimento esterno: molti si sentono italiani sul piano culturale e relazionale, ma non sono riconosciuti come tali dalla norma giuridica (quasi il 50% non possiede la cittadinanza italiana) e vengono percepiti come stranieri dalla società. Uno scarto che trasforma una risorsa in una fonte di tensione.

In questa società complessa, i “nuovi italiani” vivono la parrocchia, la moschea o il centro comunitario come “porti sicuri” dove la loro identità non è messa in discussione. Per loro la comunità religiosa non è solo luogo di culto, ma spazio di riconoscimento e protezione; la fede non è un retaggio del passato, ma una bussola per orientarsi nella complessità del presente. Essa in pratica funge da antidoto potente alla frammentazione identitaria e alla solitudine sociale, offrendo un quadro etico che stabilizza il percorso di crescita dell’adolescente.

In modo particolare, i giovanissimi “nuovi italiani” cattolici avvertono che la condivisione dello stesso credo abbatte le barriere nazionali e favorisce l’incontro con i coetanei autoctoni su un piano di parità: la parrocchia – come rimarcato anche dal cardinale Reina nel suo intervento conclusivo – è un prezioso canale di integrazione “dal basso” che accompagna una generazione capace di arricchire con i suoi valori una società che a volte appare stanca o priva di slancio ideale.

«Noi li chiamiamo ‘nuovi italiani’ – ha affermato il cardinale vicario – ma questi giovanissimi sono coloro che stanno contribuendo a rendere nuova l’Italia: li vediamo in parrocchia, a scuola, nelle piazze, e mostrano il volto bello del nostro paese. Ci hanno insegnato che l’incontro non è difficile da realizzare, e loro lo fanno con spontaneità e semplicità. Sarebbe un ottimo risultato se cancellassimo dal vocabolario la parola ‘stranieri’ e utilizzassimo ‘amici’, perché così tutti noi ci sentiamo».

L’auspicio finale a livello sociale è un riconoscimento pieno delle identità composite di questi giovani, perché non appaiano come un problema burocratico da gestire, ma come ciò che in realtà sono: una risorsa vitale di questo Paese. (di Stefano Caredda da Roma Sette)

Il testo integrale della Ricerca

L’Appendice alla Ricerca

9 maggio 2026

La famiglia, i disagi quotidiani, i sacerdoti nell’omaggio del Papa all’Immacolata

Lo ha accolto la folla radunata in piazza Mignanelli, gli hanno dato il benvenuto ufficiale il cardinale vicario Angelo De Donatis e il sindaco Virginia Raggi. Papa Francesco, sabato 8 dicembre, ha rispettato la tradizione che va avanti dal 1953, e ha reso omaggio all’Immacolata con una composizione floreale, deposta alla base del monumento dedicato alla Vergine a ridosso di piazza di Spagna. Prima di arrivare, il Santo Padre si era fermato a Santa Maria Maggiore, e aveva sostato in preghiera davanti all’immagine di Maria Salus Populi Romani.

Nelle parole del Pontefice, il «grazie» a Maria per la «premura materna», per la forza che concede ai romani «di affrontare con pazienza i disagi della vita quotidiana». Poi la preghiera per gli amministratori, per i sacerdoti, per le donne «consacrate nella vita religiosa e in quella secolare». E un pensiero speciale per le famiglie: «Ti chiedo di stare vicina alle famiglie che oggi a Roma, in Italia, nel mondo intero vivono situazioni simili, perché non siano abbandonate a sé stesse, ma tutelate nei loro diritti, diritti umani che vengono prima di ogni pur legittima esigenza».

Leggi il testo completo della preghiera pronunciata da Papa Francesco

10 dicembre 2018

La Domenica della Parola: i suggerimenti per parrocchie e comunità

«Le comunità troveranno il modo per vivere questa Domenica come un giorno solenne. Sarà importante, comunque, che nella celebrazione eucaristica si possa intronizzare il testo sacro, così da rendere evidente all’assemblea il valore normativo che la Parola di Dio possiede. In questa domenica, in modo particolare, sarà utile evidenziare la sua proclamazione e adattare l’omelia per mettere in risalto il servizio che si rende alla Parola del Signore (…). I parroci potranno trovare le forme per la consegna della Bibbia, o di un suo libro, a tutta l’assemblea in modo da far emergere l’importanza di continuare nella vita quotidiana la lettura, l’approfondimento e la preghiera con la Sacra Scrittura, con un particolare riferimento alla lectio divina». Così si legge nella lettera apostolica Aperuit illis, firmata da Papa Francesco il 30 settembre 2019, con la quale è stata istituita la Domenica della Parola. Quest’anno sarà celebrata il 23 gennaio, e per l’occasione l’Ufficio liturgico diocesano ha preparato due schemi utili per le parrocchie e tutte le comunità.

Si propone «un rito di intronizzazione della Parola di Dio – spiega padre Giuseppe Midili, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano – che si svolga durante la celebrazione eucaristica più solenne. Si accenda possibilmente accanto all’ambone il cero pasquale già dai Vespri, per ricordare che ogni domenica è Pasqua della settimana. Si prepari nell’aula liturgica in un luogo adatto e visibile da tutta l’assemblea, che sia elevato e ornato, un podio o leggio dove collocare la Sacra Scrittura. Davanti a questa si può far ardere una lampada».

Oltre all’esposizione del testo sacro, l’Ufficio diocesano suggerisce di consegnare le Bibbie ai diversi rappresentanti della comunità parrocchiale: una famiglia, un giovane, una coppia, delle religiose, alcuni anziani. Si invita anche a consegnarla ai ministri straordinari della Comunione, affinché la portino ai malati insieme all’Eucaristia.

«In questo tempo di cammino sinodale in cui tutta la Chiesa è impegnata – riflette ancora padre Midili – il 23 gennaio sarà l’occasione per chiedere la grazia di crescere sempre più nella nostra capacità di ascolto di Dio e dei nostri fratelli e sorelle, per annunciare con la nostra via la Parola che si è fatta piena nei nostri orecchi». Per ulteriori informazioni consultare il sito internet dell’Ufficio liturgico.

18 gennaio 2022

La Domenica della Parola e gli schemi di preghiera

Il 22 gennaio sarà la Domenica della Parola. Per l’occasione, l’Ufficio liturgico diocesano ha preparato due schemi di celebrazione per aiutare i fedeli a contemplare la Parola: il primo schema può essere celebrato durante la preghiera dei Vespri; il secondo è predisposto per la celebrazione eucaristica.

«L’ascolto orante della Scrittura è ciò che unisce tutti i credenti in Cristo – spiega il direttore dell’Ufficio padre Giuseppe Midili –, e questa domenica posta nell’alveo della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ha anche una chiara valenza ecumenica. Come comunità che si pone in ascolto della Parola, possiamo condividere con gli Ebrei, nostri fratelli maggiori nella fede, l’invito allo Shemà che ci chiama a disporci in una tensione relazionale con il Signore. In questo tempo di cammino sinodale che vede impegnata tutta la Chiesa, il prossimo 22 gennaio sarà l’occasione per chiedere la grazia di crescere sempre più nella nostra capacità di ascolto di Dio e dei nostri fratelli e sorelle, per annunciare con la nostra vita la Parola che si è fatta piena nei nostri orecchi».

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13 gennaio 2023

La Domenica della Parola con Papa Francesco

Foto di Cristian Gennari

Il Papa celebrerà domenica 23, alle 9.30, nella basilica di San Pietro, la Messa per la Domenica della Parola di Dio, da lui istituita il 30 settembre 2019. Con lo scopo di «ravvivare la responsabilità che i credenti hanno nella conoscenza della Sacra Scrittura e nel mantenerla viva attraverso un’opera di permanente trasmissione e comprensione», rende noto il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, Francesco regalerà ai presenti un volume contenente un commento dei Padri della Chiesa sui capitoli 4 e 5 del Vangelo di Luca, edito dalle Edizioni San Paolo.

Durante la celebrazione (diretta su Rai1 e Tv2000), per la prima volta sarà conferito il ministero del lettorato e dell’accolitato anche alle donne e agli uomini laici, come disposto dal Papa nella lettera apostolica in forma di motu proprio “Spiritus Domini”. Due di loro sono della nostra diocesi: si tratta di Pierpaolo Perrone, della parrocchia di San Carlo da Sezze, e di Gabriel Bellan, della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo. Il Santo Padre compirà, inoltre, il rito mediante il quale verrà conferito il ministero di catechista ai fedeli laici, donne e uomini, già istituito attraverso la pubblicazione della lettera apostolica “Antiquum Ministerium”, il 10 maggio scorso. Tra questi, due laici provenienti dal vicariato apostolico di Yurimaguas (Perù), in Amazzonia; due fedeli dal Brasile che già si occupano della formazione dei catechisti; una donna proveniente da Kumasi, in Ghana; David Lo Bascio, presidente del Centro Oratori Romani, fondato dal catechista Arnaldo Canepa che dedicò più di quaranta anni della sua esistenza alla fondazione e direzione di oratori per ragazzi; un laico e una laica provenienti rispettivamente da Łódź, in Polonia, e da Madrid. Per motivi legati alle difficoltà a viaggiare causate dalle restrizioni sanitarie attualmente vigenti, è venuta meno la presenza di due fedeli provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda.

Per l’occasione, nei giorni scorsi, l’Ufficio liturgico diocesano ha preparato due schemi che possono essere utilizzati oggi dalle parrocchie. Si propone «un rito di intronizzazione della Parola di Dio – spiega padre Giuseppe Midili, direttore dell’Ufficio – che si svolga durante la celebrazione eucaristica più solenne. Si accenda possibilmente accanto all’ambone il cero pasquale già dai Vespri, per ricordare che ogni domenica è Pasqua della settimana. Si prepari nell’aula liturgica in un luogo adatto e visibile da tutta l’assemblea, che sia elevato e ornato, un podio o leggio dove collocare la Sacra Scrittura. Davanti a questa si può far ardere una lampada». Oltre all’esposizione del testo sacro, l’Ufficio suggerisce di consegnare le Bibbie ai diversi rappresentanti della comunità parrocchiale: una famiglia, un giovane, una coppia, delle religiose, alcuni anziani. Si invita anche a consegnarla ai ministri straordinari della Comunione, affinché la portino ai malati insieme all’Eucaristia. Gli schemi sono disponibili sul sito internet dell’Ufficio liturgico.

21 gennaio 2022

La diocesi ricorda don Santoro nell’anniversario dell’uccisione

Il 5 febbraio del 2006 don Andrea Santoro è inginocchiato nella chiesa di Santa Maria, a Trabzon, in Turchia. Sta pregando con la Bibbia tra le mani. Ma un giovane fanatico entra e inizia a sparare contro di lui, uccidendolo. Nel quattordicesimo anniversario della morte la diocesi di Roma ricorda il sacerdote fidei donum, con due celebrazioni e un incontro. Mercoledì 5, alle 19, la basilica di Santa Croce in Gerusalemme ospiterà una celebrazione presieduta dal vescovo ausiliare Gianpiero Palmieri. Sarà preceduta, martedì 4 alle 20.45, dalla veglia di preghiera nella parrocchia Santi Fabiano e Venanzio – comunità che fu a lungo guidata da don Andrea – presieduta dal parroco, don Fabio Fasciani.

Ancora, domenica 16 febbraio, alle 16.30, è in programma un approfondimento della spiritualità di don Santoro nella parrocchia di Gesù di Nazareth – di cui don Andrea fu parroco dal 1981 al 1993 – con l’arcivescovo Giuseppe Mani, emerito di Cagliari. Come ogni anno, un piccolo gruppo di pellegrini è partito da Roma alla volta di Trabzon, per ricordare il sacerdote e partecipare alla celebrazione presieduta dal vescovo di Anatolia Paolo Bizzeti domenica 2 febbraio.

31 gennaio 2020

La diocesi ricorda don Andrea Santoro

Il 5 febbraio 2006 don Andrea Santoro viene ucciso nella chiesa di Santa Maria a Trabzon, in Turchia, mentre sta pregando con la Bibbia in lingua turca tra le mani. Sono passati 16 anni dal giorno del suo martirio, e la diocesi di Roma lo ricorderà, come di consueto, con incontri e momenti di preghiera.

Il prossimo sabato 5 febbraio alle ore 19, nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, il vescovo Benoni Ambarus presiederà la celebrazione eucaristica. La sera prima, il 4 febbraio, alle ore 19, sarà invece la parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, di cui don Santoro fu parroco dal 1994 al 2000, ad ospitare la veglia di preghiera, guidata dal rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore, don Gabriele Faraghini. Ancora, domenica 13 febbraio nella chiesa di Gesù di Nazareth, a Verderocca – anche questa legata alla storia del sacerdote fidei donum originario di Priverno, che ne fu parroco dal 1981 al 1993 e ne vide la costruzione – si terrà, alle ore 16, l’incontro dal titolo “Le Beatitudini. Vivere il cammino sinodale con l’aiuto di don Andrea”, al quale parteciperà Miriam Fioravanti, dell’équipe sinodale diocesana.

1 febbraio 2022

La diocesi ricorda don Andrea Santoro

Nel XVII anniversario del suo martirio, la diocesi di Roma ricorda don Andrea Santoro, il sacerdote fidei donum ucciso in Turchia mentre pregava, con la Bibbia tra le mani. Per l’occasione domenica 5 febbraio, alle ore 17, si terrà una solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Benoni Ambarus nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, l’ultima parrocchia guidata dal sacerdote originario di Priverno, dove riposa il suo corpo.

1 febbraio 2023

La diocesi ed Enel Cuore per i lavori a Villa Glori

A Villa Glori la cura si fa casa. Con questo slogan, la Caritas diocesana di Roma ha ufficialmente aperto i lavori di riqualificazione della Casa alloggio Villa Glori nella ex Colonia Marchiafava, all’interno del cuore verde dei Parioli.

Lunedì 15 dicembre, il direttore della Caritas diocesana di Roma, Giustino Trincia, insieme al presidente della Fondazione Caritas Roma, don Alessandro Caserio, e al consigliere delegato di Enel Cuore, l’Ente filantropico del Gruppo Enel, Andrea Valcalda, hanno aperto il cantiere dell’ultimo lotto di lavori del progetto di riqualificazione del complesso immobiliare, di proprietà di Roma Capitale e affidato alla Caritas dal 1988, situato all’interno del parco di Villa Glori.
L’intervento, che inizierà a gennaio, è finalizzato alla realizzazione di un Polo Integrato della carità a vocazione socio-sanitaria, in grado di offrire servizi innovativi per il contrasto alla povertà e alle fragilità complesse.

La “Casa Alloggio Villa Glori” sarà dedicata all’accoglienza di 17 persone senza dimora in dimissioni protette dalle strutture sanitarie e, a completamento dei lavori, andrà ad aggiungersi alle altre quattro strutture già presenti: la “Casa Alloggio Don Luigi” per l’accoglienza di malati di HIV privi di rete sociale (8 persone); al “Padiglione Don Orione” per l’accoglienza di persone in estrema fragilità sociale (10 posti); a “Casa Wanda” centro diurno per persone con Alzheimer e demenza senile; a “Casa Itaca” ampio appartamento dedicato al cohousing (6 persone).

I lavori di ristrutturazione – sostenuti dalla diocesi di Roma con il contributo di Enel Cuore e per i quali è stata avviata una campagna di raccolta fondi – prevedono il recupero del padiglione di circa 920 mq che sarà dedicato a un servizio di assistenza sociosanitario, di accoglienza e di riabilitazione a favore di coloro che sono in stato di bisogno e in estrema povertà, provenienti da strutture ospedaliere in dimissioni protette. L’obiettivo è garantire spazi a persone fragili che non possono gestire in autonomia la fase post acuta di una patologia, e al contempo sostenere un servizio integrato di accompagnamento sociosanitario e abitativo, integrato con i servizi e le realtà operanti nel territorio circostante, volto al raggiungimento della massima autonomia possibile per i beneficiari.

«Villa Glori – ha detto Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana di Roma – è stata una profezia di monsignor Luigi Di Liegro, un segno di contraddizione rispetto a una cultura dominante che offre il giusto solo a chi può permettersi il meglio. Una scelta fatta con determinazione, compassione e con l’ascolto attento ai bisogni delle persone. Come 40 anni fa, diamo una nuova vita a Villa Glori, con il coraggio di osare e l’attenzione ai bisogni di coloro che incontriamo».

17 dicembre 2025

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